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lunedì 19 settembre 2011

Il governo dei “Don Abbondio”: le inutili manovre-beffa. E io pago...

Proprio come Don Abbondio, nei primi capitoli de “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, parlava in latino al giovane e ignorante Renzo per stordirlo e frastornarlo, per fargli credere di star parlando di cose fin troppo grandi per essere capite da un uomo come lui, così i politici da noi eletti ci prendono in giro quotidianamente, usando linguaggi (pseudo-)tecnici, mostrandosi indaffarati nel cercare di lottare per venire fuori dalla crisi che affligge il nostro paese e non solo. Ma cosa stanno facendo realmente per raggiungere questo scopo? Stanno davvero perseguendo i giusti obiettivi, per rilanciare il paese verso periodi di prosperità? A mio parere, ci stanno solamente prendendo per i fondelli. Per capirlo basta appunto analizzare cosa ci dicono giornalmente i nostri cari “Don Abbondio”. Partiamo da ciò che sentiamo ogni giorno alla TV e da cosa leggiamo ogni giorno sulle svariate testate giornalistiche italiane.

Si parla quotidianamente del pareggio di bilancio, ma cos'è il pareggio di bilancio? È davvero così importante perseguirlo, a tal punto da volerlo inserire nella costituzione? È fondamentale per uscire dalla crisi?
Penso che sia qualcosa che tutti sanno, ma è meglio fare chiarezza: raggiungere il pareggio di bilancio non significa estinguere i propri debiti, ne ridurli; raggiungere il pareggio di bilancio significa raggiungere una situazione di stabilità tale per cui le uscite dello stato nell'anno corrente (la c.d. “Spesa Pubblica”) e le entrate (il “Gettito Fiscale”, o per farla semplice ed “errata”, le “Tasse”) siano pressoché uguali e, per loro natura, di segno opposto. Questo porterebbe la Pubblica Amministrazione ad un saldo pari a 0 (Spesa – Tasse) e, di conseguenza, cancellerebbe la necessità di indebitarsi ulteriormente. È un obiettivo nobile e, certamente, importante da perseguire. Arrivati a questo punto è lecito chiedersi cosa succede al debito pubblico nel momento in cui noi siamo in una situazione di pareggio di bilancio? Questo dipende da alcune variabili economiche riferite al Paese in questione. Come tutti ben sanno (o dovrebbero sapere), lo Stato si finanzia emettendo titoli obbligazionari governativi con diversa maturità (scadenza) e tipologia (zero coupon bond, coupon bond, coupon bond con cedole variabili) . Questi titoli vengono piazzati sul mercato dalla Banca d'Italia e, quando vengono acquistati, il denaro entra nelle casse dello Stato. Se il titolo è con rimborso a scadenza (zero coupon bond), raggiunto un periodo definito per contratto (in genere si hanno periodi dai 3 mesi ai 30 anni) la Pubblica Amministrazione dovrà rimborsare il capitale finanziato più un tasso di interesse. Quando il titolo è con cedole (coupon bond), la Pubblica Amministrazione rimborserà in varie scadenze parte del debito, fino ad arrivare all'ultima scadenza dove il debito verrà estinto, naturalmente con il pagamento di un tasso di interesse. Poco importa, comunque, il tipo di titolo, poiché stiamo facendo un ragionamento generico. Ciò che importa è che il costo del denaro per lo Stato, cioè il costo del proprio indebitamento, dipende da un tasso di interesse. Più è alto questo tasso più la Pubblica Amministrazione dovrà pagare per ricevere finanziamenti. Torniamo, però, dove eravamo arrivati: il pareggio di bilancio. In una situazione di pareggio di bilancio si parla di debito/credito esplosivo quando il tasso di interesse a cui ci si è indebitati (di cui parlavamo prima) è maggiore del tasso di crescita dell'economia del Paese in questione (il tasso di crescita del Prodotto Interno Lordo), mentre si tratta di debito/credito convergente quando il tasso di interesse a cui ci si è indebitati è minore del tasso di crescita del Paese in questione. Ciò significa che se il nostro tasso di interesse è minore del tasso di crescita, in una situazione di parità di bilancio il nostro debito tenderà a diminuire ed a “convergere” ad un valore costante; viceversa, se il tasso di interesse è maggiore del tasso di crescita, il debito tenderà ad “esplodere” e, quindi, ingrandirsi a dismisura (tendendo all'infinito) anche in una situazione di parità di bilancio. Vi invito, per il momento, a prendere questa definizione come un dogma in modo da poter continuare la nostra analisi senza andare fuori tema (se qualcuno è particolarmente interessato mi contatti e potrò spiegare nei minimi dettagli il meccanismo). Passiamo adesso all'Italia e ai numeri: pochi giorni fa Confindustria ha ritoccato le stime sulla crescita del PIL del 2011, portandole allo +0,1%, e non si auspicano situazioni migliori per i prossimi anni; se si vanno a guardare invece i tassi di interesse dei BOT (Buoni Ordinari del Tesoro, titoli con pagamento a scadenza) con maturità 10 anni, questi hanno raggiunto un livello del 5,63%. Vi invito a rileggere cosa scritto prima e, notando la differenza abissale tra crescita e tassi di interesse, capire quanto sia drammatica la situazione. Anche se raggiungessimo il pareggio di bilancio, il nostro debito continuerebbe a crescere. Ricordo inoltre che l'Italia deve la bellezza di quasi 2000 miliardi di Euro (non lo scrivo a numeri perché mi confonderei con gli zeri) e che paga ogni anno 75 miliardi di Euro per ripagare (soltanto) gli interessi sul capitale preso a prestito. Per capire la gravità della situazione, si pensi che quando la Telecom, fiore all'occhiello dello Stato italiano, fu privatizzata per far cassa, essa valeva 50 miliardi di Euro, e adesso ne vale molti meno. Tutto ciò serve a dire soltanto che fare una manovra del genere non serve proprio a niente! Stanno cercando di tappare un buco che si riaprirà fra meno di un anno! Oltretutto chi sta pagando la manovra? La sta pagando il ceto medio-basso, e vediamo subito perché.

Il segno più eclatante risiede in una parola sola: IVA. Oggi il governo ha dato il via libera agli aumenti dell'IVA dal 20 al 21%. L'IVA è un'imposta (adesso non posso più chiamarla erroneamente “tassa” poiché si entra nello specifico) che viene “scaricata” completamente sul consumatore finale, quindi per i consumatori è la peggiore imposta (in senso di ritocchi al potere d'acquisto). Vorrei però non fermarmi al guardare al portafoglio, non voglio abbassarmi ai livelli dello scarso e demagogico tanto quanto falso pensiero politico del “io non ho mai messo le mani nelle tasche degli italiani”; vorrei, appunto, fare un semplice ragionamento macroeconomico, alla portata di tutti. Questa manovra ha prodotto pochi, e fatti male, tagli e tante tassazioni tra cui questa, che come detto prima , va ad influire sul potere d'acquisto del consumatore finale. Ciò significa che il consumatore si sente (perché di fatto lo è) più povero, ed è prevedibile un forte calo dei consumi. Un forte calo dei consumi significa per le imprese un calo delle vendite e, quindi, una riduzione degli investimenti sulla produzione futura (poiché se vendono meno, producono meno). Abbiamo già previsto una riduzione di due delle tre macrovariabili fondamentali che, assieme, formano il PIL. Ricordo che stiamo parlando di quello stesso PIL che cresce soltanto dello 0,1%, quel PIL che dovrebbe superare una crescita di circa il 5 % (se ci riferiamo a quei titoli) per far ridurre il nostro debito. E cosa fa il governo? Attua una manovra che farà decrescere ancora il nostro PIL! Tra l'altro quando il PIL decresce, aumenta la disoccupazione (Legge di Okun, secondo la quale Prodotto Interno Lordo e disoccupazione sono inversamente proporzionali): questo è facilmente giustificabile in modo grossolano, ma giustificato anche da analisi più approfondite di altre variabili, dalla riduzione degli investimenti (se produci di meno, necessiti di meno personale).

Questo è soltanto uno dei tanti punti che andrebbero analizzati, potremmo parlare dei tagli dei costi della politica che non sono stati attuati. I costi della politica non sono soltanto ciò che spendiamo per i parlamentari (che è già tantissimo), ma gli sprechi che a partire dal Parlamento raggiungono le Regioni, le Provincie (la quale riduzione si continua a rinviare) e infine i Comuni.
Perché non parlare della finta lotta all'evasione? Fino a qualche settimana fa le testate giornalistiche erano piene di titoli come “evasori in manette”, poiché un evasore sarebbe stato arrestato se la GdF avesse trovato più di 3 milioni di Euro di evasione (da non confondere con 3 milioni di Euro sui quali si è evaso). Ero parecchio scettico su questa misura, poiché ho subito pensato che i grandi evasori sarebbero rimasti tali e non avrebbero pagato, ma il nostro governo non lascia dubbi e ha subito chiarito il tutto: hanno aggiunto una regola secondo la quale, per poter arrestare l'evasore, questo denaro evaso sarebbe dovuto essere almeno il 30% dell'utile dell'impresa in questione. Ed ecco un'altra grande presa per i fondelli, ma d'altronde cosa ci si può aspettare da governi che vanno avanti a scudi fiscali e condoni? Gli evasori sono incentivati ad evadere!!!
Il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, nonché futuro presidente della European Central Bank, ha detto chiaramente che se in Italia tutti pagassero l'IVA (una delle tante imposte evase) come dovrebbero, molto probabilmente il nostro debito rispetterebbe i canoni europei. Vorrei adesso muovere l'attenzione proprio su questo, cosa pensano gli economisti (quelli di un certo livello) di questa manovra?

Vorrei introdurre il discorso guardando indietro, guardando all'inizio di questa lunga crisi che sembrava terminare, ma è stata aggravata dai disordini in Nord Africa e dalla crisi dei debiti sovrani. Nel 2008, dopo lo scoppio della crisi, la Regina d'Inghilterra si recò alla London Business School e disse agli economisti e agli studiosi presenti:

“Why did nobody notice it? If these things were so large, how come everyone missed them? It's awful!” (Perché nessuno se ne è accorto? Se queste cose erano così grosse, perché tutti le hanno trascurate? È orribile).

Oltre alla Regina, molti si sono chiesti e continuano a chiedersi come si sia arrivato a tanto, senza muoversi. Realmente molti lo avevano predetto, ma venivano ignorati, considerati dei pessimisti o qualcosa del genere. Adesso, però, importanti professori universitari (si veda ad esempio il professor Boeri o il professor Deaglio, rispettivamente Università Bocconi e Università di Torino, così come tanti altri) ed alte cariche istituzionali nel mondo dell'economia (come il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia), nonché istituzioni stesse come la European Central Bank, hanno indicato la retta via al governo italiano, che continua per la sua strada noncurante dei consigli e delle direttive di gente di competenza. Ma cosa consigliano queste persone (in veste di dottori in economia o in veste di rappresentanti istituzionali)? Cosa pensano il governo debba fare piuttosto che questa “inutile” manovra?

Innanzitutto, come sottolineato prima per quanto riguarda l'IVA, si dovrebbero evitare tassazioni depressive per l'economia. Questo in ottica di crescita del PIL che, come spiegato prima, significa in ottica di crescita dell'occupazione e ottica di rientro del debito. Non si tratta solo di IVA, quello era solo un esempio eclatante; si tratta soprattutto di tassare i grandi patrimoni, e questo non significa mettere una super-imposta per chi ha redditi alti, perché si devono salvaguardare i redditi da lavoro. Tassare il lavoro è una cosa pericolosa e sbagliata, che deprime molto l'economia e danneggia l'efficienza del lavoro stesso nel Paese. Quando si parla di tassare i patrimoni, si intende di tassare i beni immobili. Una prima buona mossa sarebbe quella di reintrodurre l'ICI sulla prima casa, che il Premier ha pensato bene di sopprimere in ottica “elezioni”. Questi sono, comunque, tanti piccoli esempi che servono a chiarire il concetto. Tassare i patrimoni, non il lavoro. Inoltre servirebbe una lotta all'evasione che mira ai grandi evasori, che non vada a rallentare e a creare attriti negli anelli deboli della catena economica. Non si capisce che senso abbia legare le mani alle piccole imprese, agli operai e ai dipendenti di queste e perseguitarli (letteralmente). Si pensi alle ultime vicende che coinvolgono Equitalia e i problemi creati proprio con chi, detto chiaramente, non ha denaro da evadere. Dare una spinta alle imprese, quindi, alleggerendo il sistema burocratico e gli oneri fiscali e allo stesso tempo cercando di combattere (seriamente, non con metodi da “Don Abbondio”) i grandi evasori.
Analizzare ogni punto di questa manovra, di questa beffa, sarebbe davvero dispendioso in termini di tempo e utilità, e anche noioso, magari, per chi sta leggendo. Concludo, allora, facendo notare che non serve alcuna manovra! Servono delle RIFORME STRUTTURALI che facciano ripartire l'economia del Paese, che ci facciano crescere! Se assieme alle riforme si fanno anche delle manovre per cercare di raggiungere il pareggio di bilancio, per rassicurare i mercati, allora bene. La cosa principale, però, sono riforme per cercare di crescere, di creare occupazione, poiché abbiamo visto che con una crescita buona e dei tassi più bassi si potrebbe ridurre il mostruoso debito pubblico italiano. Parliamo, appunto di mercati e di credibilità della politica. Perché i mercati sono così importanti e perché è importante che il nostro governo sia credibile?

Anche in questo caso farò un discorso generico. Per cominciare i mercati sono importanti perché determinano, oltre al valore delle imprese italiane quotate in borsa, i tassi di interesse dei titoli obbligazionari del governo. Il meccanismo è molto semplice: più gli operatori credono che prestare denaro allo Stato italiano sia rischioso, più alto sarà il tasso di interesse (la remunerazione) che chiederanno a fronte di questo rischio. La percezione del rischio è influenzata dalla valutazione assegnatoci dalle c.d. “sorelle americane del rating” (Standard & Poor's, Moody e Fitch) sia da ciò che fa chi ci governa. È abbastanza chiaro che se chi ci governa è poco credibile, i mercati reagiranno in modo poco elastico a manovre e provvedimenti, poiché gli operatori non si fideranno. Questo significa che, teoricamente, potrai fare tutte le manovre che vuoi, ma se gli operatori di mercato non si fidano, non c'è motivo per cui il tasso di interesse dei titoli emessi debba abbassarsi. C'è da considerare il fatto che tutto ciò si ripercuote sul mercato azionario, dove da un po' le aziende italiane più di quelle straniere perdono terreno, specialmente nel settore bancario. Si deve fare molto attenzione a questo, poiché le banche reggono in piedi la nostra economia, la lubrificano e fanno parte del settore più importante, ma allo stesso tempo più fragile. Le banche italiane sono, a mio parere e non solo, tra le più sane al mondo, grazie anche al buon lavoro fatto negli ultimi anni da Bankitalia e dal Governatore Draghi (in termini di sorveglianza e regolamentazione). Però la situazione in Italia è drastica e i mercati sono appesantiti anche dai timori per le guerre in Nord Africa e per il default greco. Tutto ciò ha portato ad una sotto-capitalizzazione delle nostre banche, che sono praticamente in saldo (nel senso che le loro azioni sono vendute a prezzi davvero "scontati"). Per motivi tecnici che non sto a spiegare (il mio articolo è già parecchio noioso) quanto questo sia qualcosa di gravissimo (si veda la questione del leverage (rischio) delle banche, e si tenga conto delle recenti ricapitalizzazioni bruciate da “giornate nere” in borsa, se qualcuno è interessato può contattarmi privatamente). Sempre tornando al discorso di prima, verrebbe da chiedersi come mai l'Italia ha ottenuto la moneta unica (l'Euro) anche se non rispetta il Trattato di Maastricht (rapporto debito su PIL al 60%, il nostro è al 120%)? L'Italia è entrata a far parte dell'area Euro per due motivazioni: primo, l'Euro senza l'Italia non avrebbe avuto alcun senso, non sarebbe esistito, poiché l'Italia è una potenza troppo grossa per essere esclusa e il mercato interno sarebbe stato poi troppo piccolo; secondo perché un Ministero del Tesoro con ancora credibilità, fece una manovra di privatizzazioni da circa 9000 miliardi di lire (circa 45 miliardi di Euro) e convinse così tanto i mercati da far scendere i tassi di interesse dei titoli del debito governativi a livelli inferiori alla crescita (anche allora bassa). Ecco dove sta l'importanza della credibilità e dei mercati, il governo ha fatto dei sacrifici auspicandosi un benessere migliore in futuro con la moneta unica e l'Italia è entrata nell'Euro perché ci si aspettava un rientro dal debito!!! Oggi la credibilità non c'è, i mercati sprofondano, le piccole-medio imprese chiudono o rinunciano agli utili per non licenziare, la disoccupazione giovanile è a livelli storici. E in tutto ciò cosa fa chi ci governa? Niente, se non lanciare frecciatine all'opposizione. A proposito di opposizione, qualcuno sa dove sono finiti? Mettiamo da parte lo scherzo, la fanno l'opposizione, con la bocca, con le frecciatine. Purtroppo con un altro governo le cose non andrebbero meglio a mio parere. Rimpiango di certo il buon caro Tommaso Padoa Schioppa, d'altronde per affrontare certe crisi ci vuole gente di un certo calibro. Dopo tutto questo, comunque, mi resta ben poco spazio per le opinioni; lasciamo, dunque, riposare in pace i defunti, e speriamo di non vedere morire questa nostra Italia.

Ci sarebbero da analizzare davvero tanti fattori, come altri punti della manovra, la posizione dell'Europa a riguardo, lo spread BTP-BUND (concetto fortemente legato al debito, espresso in modo molto semplicistico dalla mia spiegazione sul tasso di interesse e i mercati), la questione degli euro-bond, il cambio euro/dollaro e come l'Italia potrebbe approfittare di certe situazioni economiche attuali, ma sarà meglio fermarmi qui. Spero di aver reso chiaro ciò che penso, che questa “inutile” manovra serve a poco mentre servirebbero riforme strutturali per la crescita. Vorrei, per concludere, spezzare una lancia a favore del nostro Presidente della Repubblica, che negli ultimi tempi mi ha sorpreso con la sua grinta. Lui può usare solo le parole, ma le sta usando bene e sta cercando di dimostrare all'Europa e al mondo che l'Italia non è Berlusconi. Cerca di indirizzare il governa, ogni tanto tira le orecchie, e risponde alle alte cariche istituzionali europee, come Jean-Claude Trichet, che purtroppo ricevono poche repliche alle loro direttive dai nostri parlamentari. Fa piacere anche il fatto che in Italia non tutti i detentori di patrimoni stiano appoggiando le misure del governo. Un esempio è il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che con la “giusta” responsabilità (non è da tutti nel nostro Paese) cerca di invogliare il governo a tassare patrimoni e immobili, praticamente a tassare lei stessa (mettiamola così, è risaputo non provenga da una famiglia di operai). Guardando al lontano Occidente, Obama ha annunciato oggi una manovra a dir poco storica, dove introdurrà la cosiddetta “Buffet Rule”, tassa proposta da Warren Buffet, uno degli uomini più ricchi del mondo, per tassare i detentori di patrimoni superiori il milione di dollari in modo da spostare risorse verso i ceti medi. Questi, specialmente il caso Buffet, sono dei piccoli spiragli di luce (magari speranza) in questo susseguirsi di eventi negativi che rendono la crisi che stiamo vivendo asfissiante per le nostre economie, specialmente per i ceti medio-bassi.


venerdì 16 settembre 2011

L'infamia di "Via Tito"

Che la coerenza con i propri principi sia un obiettivo difficile da raggiungere è cosa risaputa, semmai è più facile considerarla un ideale verso cui tendere nell'intricato cammino della vita. Capita a tutti di dire qualche bugia allo scopo di difendere le proprie posizioni, in fondo se l'ideale è buono, se il fine è giusto, ogni mezzo è lecito....persino la menzogna. A questa legge non si sottrae la storia, che in fondo è solo quello che resta della vita della gente e delle relative avventure politiche una volta che lo scorrere del tempo ha posto un velo di polvere sui ricordi dei protagonisti.

È probabile che se fossimo vissuti ai tempi di Napoleone, magari in qualche villaggio austriaco, avremmo trovato difficile riconoscerlo come il grande condottiero che mise in ginocchio l'Europa, per noi sarebbe stato il Mostro venuto dalla Francia a conquistare e distruggere la nostra patria. E lo stesso avremmo sicuramente pensato nella Gallia conquistata da Giulio Cesare, se fossimo stati dalla parte dei Galli mai ci saremmo sognati di tributargli quei grandi onori che la storia occidentale gli riconosce. È cosa risaputa che la storia la scrivano i vincitori, che di solito sono poi gli stessi che gli eroi invece li impiccano, così da rendere arduo e spesso impossibile il compito a chi voglia conoscere i fatti così come essi sono accaduti. Noi che viviamo nel terzo millennio troviamo difficile far coincidere con la nostra morale il cantare le gesta di un condottiero capace di sterminare villaggi, uccidendo uomini donne e bambini, al solo scopo di conquistare quella terra. Se oggi un italiano di nome Giulio Cesare andasse in Francia ad uccidere e conquistare l'orrore delle sue gesta lo renderebbe per noi un criminale, non certo un eroe. In fondo abbiamo appeso per i piedi un certo Benito Mussolini per colpe simili a quelle di Giulio Cesare: politica espansionistica e trattamento brutale contro i contestatori ed gli oppositori, senza dimenticare una certa megalomania. Entrambi hanno fatto una brutta fine ma uno è ricordato come un eroe, l'altro come un tiranno.

Non tutti i Cesari del novecento hanno però avuto lo stesso destino di Mussolini, alcuni infatti sono osannati in patria ed anche all'estero come liberatori e grandi statisti. Una delle più grandi vergogne del nostro tempo è la tendenza, bigotta e ipocrita, a trascurare le atrocità commesse da chi difendeva una certa parte politica solamente perché quella parte politica era in fondo la propria. Palma di Montechiaro non si dissocia da questa vergogna continuando ad intitolare una Via al Maresciallo Josip Broz, meglio conosciuto come Tito. La denominazione della via in questione è stata decisa dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 76 del 20/3/1981 con la seguente motivazione: "Via Tito (1892/1980): fu uno dei protagonisti europei della resistenza contro il nazismo, fondatore e presidente per lungo tempo dello stato Jugoslavo, esponente di primo piano della politica internazionale, fondatore del movimento dei non allineati." Eppure sfugge a coloro che diedero la motivazione che il maresciallo Tito è accusato di svariati crimini contro l'umanità. Il nostro Eroe è accusato del massacro di Bleiburg, in cui secondo le stime più ottimistiche i suoi soldati sterminarono dietro suo ordine 50000 militari e 30000 civili che fuggivano dal territorio Jugoslavo, mentre le stime delle autorità slovene fissano il numero dei morti a 250000: Harold Alexander, propose la resa agli slavi in fuga promettendo protezione contro i titini: i militari consegnarono le armi ai britannici pensando di essere trattati da prigionieri di guerra secondo le convenzioni internazionali. Invece, il 15 maggio 1945 il comandante britannico consegnò i fuggiaschi, civili compresi, a Tito il quale ordinò una prima esecuzione: i britannici erano così vicino al luogo del massacro che udirono numerose scariche di mitra.>(NIKOLAI TOLSTOY, “Victims of Yalta”, Hoddon and Stoughton, Londra 1977 ). Il nostro maresciallo è anche il mandante del massacro di Bačka, in cui i suoi soldati sterminarono civili tedeschi ed ungheresi (questa volta le stime oscillano da 40000 a 150000 morti) la cui unica colpa era di essere non etnicamente slavi. Egli ovviamente non disdegnò di trattare col pugno di ferro contestatori ed oppositori politici, in campi di concentramento adeguati e con torture che farebbero apparire storielle per bambini i metodi narrati da Orwell in “1984”.

Basterebbe questo a farci vergognare, come cittadini palmesi, di avere intitolato una strada ad un dei dittatori più spietati del ventesimo secolo. Ma non dobbiamo dimenticare in questa carrellata di orrori la pulizia etnica perpetrata dai soldati Titini, per ordine ovviamente dello stesso Maresciallo, nei confronti degli italiani protagonisti della diaspora dall'Istria e dalla Dalmazia, regioni appartenenti allo Stato Italiano che Tito volle ripulire dagli abitanti italiani per poterle poi rivendicare come territorio slavo al tavolo delle trattative di pace. Pulizia etnica che non si ridusse solo all'espulsione degli italiani da quelle terre, ma che sfociò anche in atti di pura barbarie e malvagità come la sparizione nella notte degli uomini strappati alle mogli ed ai figli, o ai tragici ed orripilanti episodi delle foibe, trascurati per anni dalla storiografia italiana per volere di una certa parte politica. Palma di Montechiaro sopporta quindi la vergogna infamante di onorare la memoria di un tiranno sanguinario intitolandogli una via, dimenticando le sofferenze che l'uomo Tito inflisse a uomini donne e bambini abusando del suo potere di condottiero prima e dittatore poi. E se ancora è tutto sommato comprensibile che 30 anni fa un consiglio comunale a maggioranza di sinistra prese questa decisione, poiché a quel tempo era ancora possibile essere all'oscuro dei crimini del Maresciallo, dovrebbe essere oggi insopportabile la vergogna per coloro i quali infangarono la memoria delle vittime di tali atrocità. E se ancora è comprensibile, ma non per questo non deprecabile, il silenzio di Rosario Gallo, primo cittadino fino a poco più di un anno fa e membro della giunta nel 1981, anno in cui fu intitolata la via al maresciallo Tito, è invece incomprensibile il silenzio dell'attuale amministrazione comunale, che annovera fra le sue fila uomini politici che in passato hanno portato all'attenzione mediatica la questione sulla via incriminata, come il vice sindaco Angelo Cottitto membro, insieme ad altri due consiglieri, del gruppo dei Giovani di Via Cangiamila. È naturale chiedersi perché, dopo un anno di amministrazione, non si sia fatto nulla per risolvere la questione. Certo se l'immobilismo in cui sembra versare l'attuale amministrazione, continuando quella che forse sta diventando una tradizione palmese, arriva persino ad impedire di mettere fine ad una piccola grande vergogna, nonostante i tuoni ed i fulmini gettati sulla questione quando l'attuale amministrazione era all'opposizione, allora forse è meglio non pensare nemmeno a risolvere i problemi ben più gravi e complicati che rendono sempre più difficile voler bene a questa nostra terra.