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mercoledì 15 giugno 2011

Informazione è Potere

Che l'uso dell'informazione fosse pilotato e spesso distorto è cosa risaputa. La propaganda esiste da sempre e continuerà ad esistere perché, semplicemente, gli individui tenteranno sempre di mostrare il meglio di sé e nascondere invece i fatti che potrebbero esporli sotto una cattiva luce. A questa legge non sfugge certamente il potere, che anzi ha storicamente affinato l'arte della menzogna e del falso storico come arma di legittimazione. Il grande Orwell nel suo 1984 mostra mirabilmente come sia facile per il potere convincere il popolo di una cosa, e fargli poi cambiare idea il giorno dopo, facendogli dimenticare le realtà del giorno prima. Esattamente così infatti si svolge la vita politica italiana, e non solo, con la lega che nel '94 dava del mafioso a Berlusconi per poi formare una solida asse politica; oppure, per restare agli esempi più recenti, con Bersani che nel 2008 sostiene la privatizzazione dell'acqua ed il nucleare, per poi salire con felina rapidità sul carro dei vincitori referendari. E il referendum recente, che ha visto la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto esprimersi contro la privatizzazione dell'acqua, contro la monetizzazione sull'acqua, contro il nucleare ed infine contro il('il)legittimo impedimento, è la prova di come, a volte, la volontà di dire NO può sconfiggere il potere. Nonostante i continui tentativi del governo di far fallire il referendum, prima posticipandolo, poi modificando la legge nucleare e tentando di convincere gli elettori che il quesito nucleare fosse annullato, arrivando fino alla patetica e umiliante resa finale del: lasciamo liberi di votare secondo coscienza, il popolo si è espresso in modo inequivocabile. E considerando come la pubblicità referendaria sia stata scarsa (per usare un eufemismo) sui media ufficiali, è evidente come il merito di questa straordinaria vittoria popolare sia da assegnare ai promotori e a tutti coloro che hanno creduto in questo referendum negli ultimi due anni. Internet è stato altrettanto fondamentale, garantendo una informazione capillare e permettendo a chiunque di familiarizzare con i quesiti. Sempre internet ha smascherato il 15 giugno il Ministro Renato Brunetta. A seguito di un incontro sull'innovazione una donna del pubblico chiede la parola, il ministro le permette di porre la sua domanda, ma appena la donna si presenta come una esponente della rete dei precari ecco che il ministro ringrazia e si allontana, rifiutandosi di ascoltare la domanda, per poi offendere ed insultare i presenti affermando: “questa è la peggiore Italia”. Ma se ci si fosse fermati a questo saremmo ancora nell'ambito dell'anomala normalità, invece il ministro, essendosi accorto di essere stato sputtanato dal popolo della rete che ha malamente accolto la sua performance dialettica, decide di rispondere con la stessa moneta: pubblicando cioè un video in cui tenta pateticamente di rispondere alle accuse lanciando a sua volta altre accuse al popolo del web e affermando il falso sul fattaccio incriminato. Il ministro ha il coraggio di affermare di aver spiegato che non poteva rispondere alla domanda perché avrebbe richiesto troppo tempo, mentre il video mostra chiaramente come si sia allontanato appena sentita la parola “precari”. In seguito è stato in effetti offeso e chiamato buffone, ma solo dopo aver lui stesso offeso i presenti. Ecco i due video che mostrano l'accaduto (http://www.youtube.com/watch?v=9pFjw72v_lc) e la patetica risposta del ministro (http://tv.libero-news.it/video/100943/Brunetta_rincara_sui_precari___Squadristi_.html). Il popolo del web non l'ha perdonato, e sulla sua pagina facebook fioccano i commenti in cui viene svelato l'inganno e si da al ministro quel che è del ministro...e cioè epiteti vari e simpatici soprannomi che ricordano la sua somiglianza al presidente del consiglio. Ecco come la rete, ancora una volta, mostra i panni sporchi del potere e si dimostra garanzia di informazione precisa e non strumentale. Caro ministro, le vorrei far notare come in un sistema economico che prevede ed incentiva la presenza dei precari non si può fare del precariato una colpa di chi lo subisce. Caro ministro, invece di perdere tempo con video patetici che mostrano solo la sua inadeguatezza, faccia meno il fannullone al pc e vada a lavorare, lasci internet a chi sa davvero usarlo. In fondo...lei continua a perderci la faccia...noi invece le abbiamo appena mostrato come si vince un referendum.

venerdì 10 giugno 2011

Penso dunque Sono.

Santoro lascia la RAI, addio in diretta ieri sera.

Ci tengo a precisare subito che non voglio innalzare nessuna statua in onore del giornalista salernitano , quando i fatti, o farei meglio a dire gli ascolti, parlano da se. Come Annozero altri programmi godono di tale successo ma sono allo stesso tempo poco apprezzati dall’azienda (che paradosso eh?) : Che tempo che fa , Parla con me , Ballarò, Report ; ma visto che ancora non è certa la sorte destinata a questi ultimi parlerò solo di Annozero. Non è mia intenzione però scrivere, direttamente, sulla vicenda “RAI vs Santoro” . La mia riflessione si concentra soprattutto su un punto, ovvero su come questa vicenda possa essere paragonata analogamente , sotto molti aspetti, ad altri eventi che caratterizzano il rapporto Potere – Popolazione nella società odierna.

La Rai ha lasciato andar via un giornalista che , andando in onda solo una volta a settimana in prima serata, ha fatto guadagnare all’azienda, in un solo anno, Quindici Milioni di Euro in pubblicità, consentendo così non solo “investimenti kamikaze” (come la fiction con protagonista l’onorevole/attore Barbarossa o la trasmissione di Sgarbi, due grandi flop senza precedenti) , ma permettendo alla stessa società di conservarsi (Al di la delle ideologie politiche , dati alla mano , si deve ammettere che questo è oggettivamente vero) . Andiamo ora all’analogia : “Forti personalità che vanno via” , questa dove l’ho già sentita? Forse suona male esposta in questo modo perché la questione è comunemente riassunta dall’espressione CERVELLI IN FUGA, ma questo è solo uno dei tanti esempi.

La RAI si è preoccupata più di fare il volere del “signore” piuttosto che curare i propri interessi, che poi sarebbero anche i nostri visto che si tratta di informazione pubblica pagata dal nostro canone . Gli interessi di chi è al potere piuttosto che quelli della comunità: non è forse quello che fa il nostro governo giorno per giorno?

Il settore trainante dell’economia moderna è il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT : Information and Communication Technologies). Il commercio elettronico , che riguarda non solo la possibilità di acquistare e vendere on line , ma riguarda anche le transizioni fra imprese , negli anni precedenti è aumentato dell’80 % annuo. Al centro dell’economia, oggi, non vi è più la produzione di beni materiali, ma produzione di informazioni che possono essere trasmesse, immagazzinate e sviluppate. Al centro di questa economia una posizione fondamentale assume la conoscenza, diventata la principale fonte produttiva . Promuovere la ricerca, quindi, vuol dire sollecitare il processo produttivo. Ma sul campo innovativo della ricerca , in Italia, sono più i tagli che gli investimenti. Mentre per quanto riguarda la conoscenza, basta guardare la fine che stanno facendo le nostre scuole per rendersi conto di quanta importanza le nostre istituzioni riconoscono alla cultura.

Quando ci renderemo conto che in certi settori c’è poco da essere di destra, di sinistra o di centro?

In ogni campo invece c’è chi si fa portavoce di chissà quali principi e chissà quali ideali e spinge la massa a farsene sostenitrice. Marx definiva la società “comitato d’affari della borghesia” , una società dove un gruppo di individui ( i potenti, gli oppressori ) indirizzava le attività del resto della collettività al raggiungimento di un bene che avrebbe fatto gli interessi della classe dominante. Questa facendo credere alla comunità che il fine da raggiungere era un fine comune , in realtà, non faceva altro che proteggere interessi personali . La società cosi' finiva per essere la risultante di un lungo processo storico che divideva gli individui in due classi opposte tra loro: gli oppressi e gli oppressori.

Credo proprio che la situazione da allora non sia cambiata.

Vari sono stati gli argomenti trattati , ma una è la mia riflessione, il filo conduttore di tutto : Poche sono le occasioni in cui noi possiamo sentirci veramente liberi di scegliere, e altrettanto poche sono le possibilità di realizzare noi stessi in un mondo dove i “liberi servi” si fanno strada lasciando indietro gli uomini liberi. Nella maggior parte dei casi siamo pilotati da scelte prese “dall’alto” , c’è chi decide al posto nostro anche sui programmi televisivi che dobbiamo vedere . Le nostre idee, le nostre opinioni non contano nulla, almeno fino a quando rimangono tali.

L’opinione , le idee devono trasformarsi in fatti. Le idee devono svilupparsi e per poterlo fare hanno bisogno di azioni concrete.

Basta prendere delle decisioni, assumere delle posizioni, pensare con la propria testa, come ha fatto Santoro, ma a volte basta davvero poco. Basta, ad esempio , prendere il telecomando e cambiare canale o spegnere la tv e non accontentarsi di quello che passa il convento!