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lunedì 5 dicembre 2011

Leggere la manovra: il decreto "Salva-Italia" alla portata di tutti

(premetto con largo anticipo che spiegazioni e commenti si basano sulla conferenza stampa indetta ieri dopo il Consiglio dei Ministri, seguita da me con grande attenzione. Circola già su internet un testo della manovra, ma non è quella definitiva, ne è firmata dai Ministri. Ho voluto evitare di leggere da fonti non certe, pensando anche al fatto che il decreto va approvato e si può discostare per piccole cose a causa del suo passaggio al Parlamento)


Decreto Salva-Italia, così lo ha chiamato il Primo Ministro Mario Monti, riferendosi alla denominazione di decreti che in passato hanno difeso particolari interessi (ad esempio il “decreto salva-calcio”), proprio perché adesso l'interesse da difendere è quello dell'Italia e degli italiani, non nel senso di mero guadagno in conto corrente (cosa che invece con molta probabilità andrà a ridursi), ma come prospettiva per il futuro. Il temporaneo inquilino di Palazzo Chigi, infatti, ha esordito subito chiedendo dei sacrifici ed ha parlato del vero, eterno e poco risolvibile problema della politica (mondiale, non solo italiana): la persecuzione di obiettivi di breve periodo, volti a raggiungere la rielezione. Sentirlo parlare mi ha personalmente ricordato molto Tommaso Padoa Schioppa, persona che godeva della stima del Presidente Monti (e non solo), che parlava di “miopia”, “veduta corta” della politica. Ma il mio obiettivo è esporre i punti chiave della manovra, anche perché credo che i media stiano sottovalutando molti aspetti, e in mancanza di questi il testo potrebbe sembrare molto simile ai testi dei precedenti governi. Secondo me non è così, e vorrei iniziare proprio come fece Mario Monti nel chiedere fiducia e sacrifici, quando parlò dei tagli attuati alla politica.

Costi della politica:

Il presidente ha subito specificato che non è possibile abolire di punto in bianco le provincie, e non lo si può fare tramite un decreto del genere, ha quindi detto che intende iniziare degli iter legislativi che porteranno a questo obiettivo, ma nel frattempo ha introdotto delle norme importanti volte a:

  • modifica della struttura delle provincie;
  • eliminazione giunte provinciali;
  • drastica riduzione dei consiglieri (da 50 a 28, compresi presidenti che non potranno essere più di 10).

Per quanto riguarda altri tagli ai costi della politica e lotta all'evasione:

  • imposizione di un alto profilo di trasparenza patrimoniale a parlamentari e ministri; questo riguarda dei costi “indiretti” della politica. Monti stesso ha spiegato che non vede il motivo per il quale i parlamentari non debbano mostrare tutto ciò che è in proprio possesso, comprese le attività finanziarie. Questo potrebbe essere un duro colpo per alcuni estremisti liberali, ma sicuramente non per chi conosce ed ha capito il concetto di “conflitto di interessi”. Ricordiamoci, infatti, che i nostri parlamentari, specie i ministri, hanno il potere di influenzare aspettative e mercati quando rilasciano dichiarazioni (e quando sono credibili); ciò potrebbe essere sfruttato a proprio favore, per influenzare certi settori o mercati (tra cui spicca quello finanziario) in base alle posizioni assunte in termini di investimenti. Con l'obbligo di render noti questi investimenti stessi, si va ad aggredire il problema, risolvendolo in parte;
  • Presidente del Consiglio e Ministri non godranno dell'intera retribuzione, ma solo dei fondamentali;
  • Aboliti i doppi stipendi: questa è una pratica molto diffusa in Italia, in cui cariche governative godono di più di uno stipendio statale. Con questa norma, d'ora in avanti non esisteranno più doppi stipendi garantiti dallo Stato. Un esempio può essere quello di un professore universitario eletto sottosegretario, da adesso non godrà più di due stipendi ma gliene sarà tolto uno;
  • Per il ciclo “Lotta all'evasione”, tracciabilità oltre 1000 euro. Ciò significa che non si possono pagare cifre in contanti per valori maggiori a 1000 euro. Sembra cosa da nulla, ma è importante quando si pensa a lavoratori “messi a regola”, ma pagati in nero. Beh, se lo devi pagare 1200 non puoi pagarlo in nero 600 perché dovresti fargli un bonifico bancario di 1200 euro e poi chiederne indietro 600, la cosa risulterebbe un po' difficile, ma è fattibile; molto meno fattibile sarebbe se si pensa a lavoratori occasionali part-time, che non ti ridaranno mai la cifra indietro; unico problema è che questi lavoratori in genere prendono meno di 1000 euro appunto perché occasionali, quindi sarebbe auspicabile una ulteriore riduzione del valore tracciabile, anche se sarebbe fastidioso. Il Ministro Passera ricorda che si farà pressione sulle banche per ridurre i costi riguardanti bonfici, ecc... in modo da non rendere la tracciabilità un onere in più;
  • Per ultimo, poiché poco importante dal punto di vista della “cassa”, ma molto importante da quello dell'etica e della morale, Mario Monti rinuncia al suo “stipendio” di Presidente del Consiglio e di Ministro delle Finanze e dell'Economia. Alla domanda di un giornalista ha risposto che non sa se può rifiutare anche quello da senatore, poiché non è un pagamento per qualche incarico, ma è un onorario, anche se fino ad ora non ha voluto fornire di proposito le sue coordinate bancarie al Tesoro e alla Banca d'Italia.

Questi non sono gli unici tagli alla politica, poiché molte riforme di cui parlerò avanti saranno applicate a tutti i cittadini italiani, andando quindi a toccare molti privilegi, a partire da quelli dell'artigiano o del libero professionista per arrivare a quelli del parlamentare. Allacciandomi alle riforme per tutti, vorrei parlare delle pensioni. Faccio questo anche per non lasciare il lettore con “l'amaro in bocca”, poiché si parlerà adesso di duri sacrifici, che saranno seguiti sul finale da altre uone, a mio parere, riforme per la crescita, cosa che, differenzia questa manovra da quelle precedenti. Non è l'unica, comunque, se si pensa ai costi della politica sopracitati o sul fatto, molto importante, che la maggior parte delle norme non sono una tantum, ma sono strutturali.

Pensioni:

Si deve prima di tutto dire, che queste modifiche strutturali al sistema pensionistico non sono ben giudicabili poiché si devono abbinare e comparare alle riforme del mercato del lavoro, punto ben più delicato che verrà affrontato con più calma e cooperazione con le parti sociali dal Consiglio dei Ministri. Il Ministro Elsa Fornero, spiega subito che per adesso ci sono molti tipi di pensioni rilasciate in modo semi-arbitrario, con privilegi per svariate classi sociali. Ebbene, il Ministro con questa riforma vuole mettere in chiaro che “il meccanismo per formare le pensioni è solo e soltanto il lavoro”. Quindi dopo le promesse di interventi sugli ammortizzatori sociali e sul mercato del lavoro, dice che non ci sarà più arbitrarietà ne privilegi per quanto riguarda la formazione delle pensioni.
Cambia il metodo di calcolo della pensione, che passa dal sistema retributivo a quello contributivo e, cosa molto importante, questo metodo sarà uniforme, quindi valido per tutti i cittadini. Ma cosa cambia? Rispondendo ad un giornalista, Elsa Fornero ha dato una gran bella lezione di macroeconomia spiegando che, per quanto riguarda certi tipi di carriere con alta retribuzione (come quella manageriale), più passa il tempo, più si accumula esperienza, più si viene pagati. Non è così per dipendenti pubblici ed operai, che vedono grosso modo costante il proprio stipendio nell'arco di vita lavorativa. In poche parole, chi in genere guadagna di più, a causa di caratteristiche settoriali, ha un profilo di guadagno ripido, crescente. Questo porta ad una iniqua distribuzione delle pensioni, che andranno a ripagare molto di più chi ha di più, e non chi lavora di più. Per capire bene il concetto, si deve avere ben chiara la differenza tra metodo contributivo e retributivo: con il metodo retributivo, usando poche parole, la pensione viene calcolata in percentuale degli ultimi stipendi ricevuti, mentre con il contributivo si calcola in base ai contributi pagati allo Stato, quindi in base anche al lavoro. Con l'attuale metodo (retributivo), chi ha un profilo di stipendio crescente (manager) prenderà una pensione molto più elevata di chi ha un profilo costante (operaio). È giusto che il manager percepisca una pensione più alta? Si, perché ha pagato più contributi, guadagnando di più. Però il sistema retributivo potrebbe portare a differenze che superano tutto ciò, quindi tanto vale collegare il calcolo direttamente al pagamento dei contributi. Da questo punto di vista è qualcosa di abbastanza equo, ricordando che vale per tutti! In Italia ci sono, oltre ai casi di baby pensionati, anche casi di dirigenti pubblici, anche di medio livello, che cercano di alterare gli ultimi stipendi per percepire pensioni maggiori. Questo non succederà più. Questo metodo, secondo il Ministro, dovrebbe dare man forte nella lotta contro il “lavoro nero” e il Ministro stesso ha ribadito che l'obiettivo è quello “di non perdere nessun euro che di quelli che i lavoratori danno al sistema”, ricordando che “gli euro dei giovani capitalizzano di più”. Altro concetto chiave è quello della flessibilità del pensionamento; il Ministro Fornero, infatti, si chiede perché lo Stato debba dire ai cittadini quando andare in pensione, mentre non gli dice quando sposarsi e fare figli. Per questo motivo allora è stata inserita un'età minima di pensionamento per adeguarsi alle norme europee, ma il lavoratore è libero di chiedere prima la pensione, pagando una piccola penale.
Passiamo, però, ai numeri. Non ci saranno più finestre e quote, che saranno assorbite dalle età minime, e ci sarà molta trasparenza nel sistema. Le età minime sono:

  • per le donne 62 anni più 8 anni di flessibilità in cui si può decidere di voler continuare; le donne subiranno un processo di adeguamento all'età maschile che si concluderà nel 2018;
  • per gli uomini 66 anni con fascia uguale alle donne (sugli anni riguardanti la fascia di flessibilità maschile non sono certo, aspettiamo il testo ufficiale, ma non è rilevante, è qualcosa di facoltativo).

Non ci sarà nessun regime di privilegio, infatti le pensioni attualmente privilegiate (aliquote minori per artigiani, ecc...) convergeranno alla pensione “standard” per tutti. Verrà, invece, incoraggiata la maternità e la paternità dei giovani con delle tutele di salute, ottenute tramite i fondi recuperati dalla convergenza delle pensioni più ricche e privilegiate.
Le pensioni di anzianità rimarranno, ma si possono esigere dopo:

  • 41 anni più un mese di lavoro, per le donne;
  • 42 anni più un mese di lavoro, per gli uomini.

Queste verranno adeguate da Gennaio 2012 e, come detto prima, si potranno esigere prima dell'età indicata, pagando una piccola penale.
Colpo parecchio duro, oltre alle età abbastanza alte per certi tipi di lavoro, si da all'indicizzazione delle pensioni all'inflazione. Il Ministro Fornero si commuove e si fa scappare qualche lacrima al parlare di questo ulteriore sacrificio chiesto agli italiani, e il Presidente Monti continua l'esposizione delle riforme specificando che, inizialmente si era pensato di rivalutare solo al 50% le minime (fino a 1000 euro), e forse a quel pensiero il Ministro del Welfare non ha retto psicologicamente, ma grazie ad un prelievo ulteriore dai patrimoni scudati (di cui parlerò dopo), le pensioni minime verranno adeguate all'inflazione per il 100% del loro valore.
Si capisce che le età alte, la deindicizzazione dall'inflazione, sono sacrifici grandi, forse i più grandi assieme all'IVA (di cui parlerò dopo), ma ricordiamoci che anche il rischio per l'Italia è alto e se si guarda alla Grecia, sia per pensioni che per la sorte dei dipendenti statali e dell'intero Paese, allora si dovrebbe riflettere. Si è chiesto equità e fin qui ne ho vista molta più di quella che c'era nelle manovre dei precedenti governi (dove scusa?).

Prima ancora di parlare di Sviluppo Economico, che è un'espressione molto bella, parlerò di ulteriori sacrifici, alcuni per tutti, altri per i più abbienti, ma in linee molto generali. Ecco i punti principali riguardanti ulteriori imposte o bolli:

  • prima di tutto bisogna evidenziare il fatto che non è stata aumentata nessuna aliquota IRPEF, ricordando che le aliquote alte (75000 euro di reddito annuo) sono ceti medi, non casta. Non escludo comunque che in futuro si applichi un aumento proprio di queste aliquote;
  • la più dolorosa si chiama IVA (Imposta sul valore aggiunto), che fortemente criticai in un post riguardante la penultima manovra del governo Berlusconi, e che critico ancora, anche se questa volta la situazione è diversa grazie alla spinta alla crescita di cui parlerò più avanti. L'IVA aumenterà, questa volta, non soltanto per i beni generici (da 21 a 23%), ma anche per i farmaci (da 10 a 12%), mentre dovrebbe restare al 4% l'IVA sugli alimentari. Ricordo infine che la nuova IVA maggiorata del 2% verrà “implementata” a partire dal secondo semestre del 2012 (e che l'IVA, oltre a creare contrazioni nei consumi, genera inflazione);
  • Tassa su beni di lusso, tra cui automobili (era stata fatta dal precedente governo, ma è stata abbassata la soglia per considerare un auto “bene di lusso”), aereomobili privati, barche di lunghezza superiore ai 10 metri ecc...;
  • Bollo esteso a qualsiasi tipo di attività finanziaria. Questa tassa (molto bassa) era stata applicata dal precedente governo sui depositi, adesso vale per tutte le attività finanziarie. Vorrei far notare come gli ultimi due punti possano essere considerati una mini-patrimoniale. Prendendo spunta da questa “tassazione” vorrei far notare che Monti ha parlato di un cambio di posizione del Governo Italiano, prima (Governo Berlusconi) fortemente contrario alla Tobin-Tax (tassa sulle transazioni finanziarie, da implementare eventualmente a livello europeo), adesso invece favorevole;
  • Ritorno dell'ICI, ma con forme diverse. Questa in parte alimenterà la casse dei comuni, in parte le casse statali;
  • Contributo dell'1,5% su ricchezze scudate, che come detto prima permetterà la rivalutazione all'inflazione delle pensioni minime. Per chi non lo sapesse, le ricchezze scudate sono patrimoni evasi, che il precedente governo faceva rientrare dando l'opportunità all'evasore di perdere soltanto il 5-7%. Adesso a quella perdita di capitale (per l'evasore, guadagno per lo Stato) si aggiunge un 1,5%. Personalmente sono contrario a questa pratica, poiché non puoi fare un accordo e poi cambiare le regole in tavola, ma vista la situazione, visto che paghiamo tutti, che paghi pure l'evasore. Oltretutto l'1,5% in più al 5 % è irrisorio se si pensa che in Germania scudano i capitali con guadagni del 20 % almeno.
  • I ricavi derivanti dall'IVA si utilizzeranno in gran parte come aiuti ai giovani e alle famiglie;
  • Si lavora nella direzione di un'autonomia finanziaria dei comuni più ricchi, in modo da poter finanziare meglio i comuni più poveri (sul modello del Regno d'Italia, come il Ministro dei Rapporti con il Parlamento ha detto scherzando).

Prima di passare allo Sviluppo, vorrei fare un check-point della situazione utilizzando i dati forniti da Vittorio Grilli. Le cifre rispecchiano le richieste dell'Europa e mettono in sicurezza i numeri delle riforme precedenti (4 miliardi nel 2012, 12 miliardi nel 2013, 4 miliardi nel 2014) anche con clausola di salvaguardia. Si assicura, inoltre, all'Europa che non saranno intaccate le assistenze ai cittadini per poter mantenere questi impegni. Per quanto riguarda la manovra in corso, ci saranno risparmi per 20 miliardi in misure strutturali nel prossimo triennio più 10 miliardi in riduzione di spese strutturali ( ad esempio taglio enti territoriali, che convergono in enti nazionali, tassazione ecc..).

Passo adesso allo Sviluppo Economico, che illustrerò (anche questo a grandi linee, c'è molto di più) per punti, ricordando le parole del Ministro Passera che mette al primo posto, assieme a tutto il Consiglio, l'occupazione:

  • Si opererà in tre principali settori di intervento, che sono: competitività aziendale, apertura del mercato (liberalizzazione farmacie e le parafarmacie potranno vendere farmaci di tipo C; liberalizzazione orari di apertura dei negozi; spinta di accelerazione sull'adozione dei nuovi principi agli albi), competitività dell'intero sistema paese (in particolare per le infrastrutture);
  • Per ottenere più offerta di lavoro da parte delle imprese in difficoltà, ci saranno premi fiscali per le ricapitalizzazioni (sia fatte tramite gli utili non distribuiti, sia con capitale nuovo) (ACE);
  • Verranno fatti sgravi IRAP sulle imprese. Questo perché l'IRAP è un'imposta regionale sulla produttività, e penalizza fortemente imprese con più lavoratori; questi sgravi dovrebbero far respirare le imprese e rendere più conveniente il lavoro;
  • Rafforzamento Fondo Centrale di Garanzia in modo da assicurare 20 miliardi di credito alle pmi (piccole-medio imprese);
  • Reintrodotto l'ICE (Istituto per il Commercio Estero, soppresso dalle manovre del precedente Governo), poiché agevola la collaborazione tra Stato e imprenditore, in modo da aiutare quest'ultimo a commerciare con l'estero;
  • Supporto agli investimenti a finalità ecologica nella abitazioni;
  • Aperti filoni di attività di semplificazione (specie burocratica);
  • Varie altre attività tra cui apertura tavoli di produttività con i sindacati, informazione e istruzione per far crescere le imprese, interventi per il Sud, interventi settoriali su Agribusiness, turismo, ecc...;
  • Rafforzamento Antitrust, liberalizzazione trasporti con conseguente istituzione di un'autorità di vigilanza, spinta all'apertura di settori delle professioni, farmacie, commercio, ecc...;
  • Norme di semplificazione della nascita dell'azienda, tramite la trasformazione di controlli ex ante in controlli di altro tipo, per velocizzare la nascita di imprese nuove;
  • Circa 20 norme sulle infrastrutture: procedure, meccanismi, risparmio di tempo, decine di miliardi di progetti concreti con accelerazione apertura e lavori dei cantieri;
  • Sgravi IRAP per agevolare giovani e donne all'entrata nel mondo del lavoro.

Il Ministro Passera ha anche detto che non si parla soltanto, ma ci terranno costantemente aggiornati sull'avanzamento dei lavori. In parallelo al decreto legge, inoltre, sono iniziate una serie di iniziative e lavori per abbattere significativamente i costi della politica.

Tralasciando le promesse e guardando solo il decreto, ripetendo che questa è una analisi della conferenza e non essendo ancora uscito il testo ufficiale (dovrebbe uscire oggi) magari ho tralasciato altri fatti (anche se questi sono i più significativi), sfido chiunque a paragonare questo decreto, preparato in poco tempo, lavorando di domenica in modo da anticipare i mercati (che alle 16:00 di oggi vedono l'indice FTSEMIB (rappresentante Milano) primo d'Europa a +2.83%, e lo spread BTP-BUND (non sempre l'unica cosa da guardare, cosa che presto spiegherò in un ulteriore articolo) in caduta libera ai minimi mensili di 392.76 al -13.19% ), alle manovre fatte dal Governo precedente. Io mi ritengo soddisfatto di queste manovre, nonostante capisca i grandi sacrifici chiesti al popolo italiano, e mi aspetto molto nel futuro. Spero bene, infatti, per la riforma del mercato del lavoro, punto cruciale, che dovrebbe molto interessare proprio noi giovani. Le indiscrezioni dei giornali mi avevano molto preoccupato, e seguire la conferenza, sentendo parlare in modo competente questi Signori, in una atmosfera quasi sofferente, di chi ti dice certe cose solo perché a meno non si può fare, mi ha molto confortato. Continuo a sperare per il futuro, anche se saranno i fatti a dimostrare se il Governo Monti può salvare l'Italia e l'Europa. A proposito, mi è piaciuto anche il discorso del Presidente circa l'Europa, in cui lui dice che non darà mai la colpa a quest'ultima per le misure, anche perché applicherà le misure che l'Europa chiede soltanto se le ritiene conformi ai trattati e, quindi, al patto che l'Italia ha stretto con le altre nazioni. Poi ha concluso dicendo che di Monti si può fare a meno, dell'Europa no, quindi preferisce che gli italiani diano la colpa a lui più che all'Europa. Uomo molto fedele ai suoi ideali e alle sue convinzioni, e quando si ha una certa competenza ed esperienza può essere una buona cosa. Per concludere non vedo una assoluta mancanza di equità, vedo iniziative per il futuro e alcune già concrete per la crescita, e mi stupisco di come reagiscono i media. Però pensando che iniziavano ad attaccare i Ministri, mentre stavano lavorando, sulla base di indiscrezioni rivelatesi false, beh questo la dice tutta (fatto avvenuto anche sul Corriere della Sera, dove Monti è di casa).

PS: Per quanto riguarda partiti e sindacati, beh non mi esprimo perché non li considero capaci di valutazione. Sono soltanto organizzazioni con obiettivi meramente politici, che spesso peccano di poco senso di responsabilità, e non riescono a capire neanche che questa è una delle tante manovre che si faranno, e forse certe cose non sono state fatte perché nella settimana in cui si deciderà il destino dell'Europa non ci si possono permettere rischi in Parlamento, si deve proporre un decreto che sarà subito approvato. Per questo il Consiglio dei Ministri si è consultato con le parti sociali e i partiti, ed a mio parere ha fatto un gran bel lavoro. Non si gioisce di certo quando si è costretti ad applicare certe misure, ma continuo a dire: faccia un buon lavoro Professore.


domenica 20 novembre 2011

il pulsante


Con la promessa di ricevere un milione di euro, premeresti un pulsante? E se premendo quel puslante tu ottenessi il denaro ma, contemporaneamente, causassi in quel preciso istante la morte di un essere umano a te sconosciuto? “Button” di Matheson, esplora proprio la nostra debolezza di fronte a tale questione, facendoci riflettere sulle scelte che compiamo ogni giorno, e sulle motivazioni, sulle cause, delle nostre scelte. E soprattutto facendoci riflettere sulle conseguenze implicite di tali scelte. Se pensi che questa questione non ti riguardi, che poi tranquillamente voltare pagina e pensare ad altro, ti informo, caro lettore (o lettrice), che ti sbagli. Probabilmente nessuno ha bussato alla tua porta proponendoti di premere un pulsante e ottenere così un milione di euro in contanti o gettoni d'oro, ma scelte simili, per quanto meno evidenti, ti si propongono ogni giorno, e ne compi in grande quantità. Senza voler pensare a questioni macroscopiche come la leicità di invadere militarmente un paese straniero per assicurarsi le sue risorse, vedi Iraq o Libia, per i casi più recenti ed evidenti, ma restando saldamente sul terreno individuale, basta fare pochi esempi per rendere bene evidente la questione:

  • tu probabilmente bevi Coca Cola in ogni occasione festiva, spesso anche da solo, mentre guardi una partita, ad un compleanno, al ristorante o in pizzeria, oppure la tieni semplicemente in casa per offrirla quando qualcuno viene a trovarti. E se ti dicessi che acquistando quella bottiglia di Coca Cola contribuisci a privare centinaia, migliaia, di bambini, donne, uomini e anziani, della loro unica fonte di acqua pulita? Si perché la Coca Cola ha bisogno di acqua per essere prodotta, ed indovina da dove arriva l'acqua a basso costo per la tua preziosa bottiglia? La Coca Cola si rifornisce di acqua nelle zone più disperate del pianeta, dove non esiste acqua corrente e le donne e i bambini si fanno chilometri a piedi con le brocche o i bidoni in mano per andare al più vicino fiume o lago a rifornirsi. Ma la Coca Cola, sfruttando la corruzione dei signorotti locali, e le liberticide leggi in tema di privatizzazione imposte dal FMI ai paesi in via di sviluppo, si appropria di queste fonti idriche sottraendole alla popolazione che vi vive intorno. Sottrae le fonti idriche agli agricoltori che non possono più usare l'acqua che i loro avi hanno usato per decenni, sottrae l'acqua ai bambini che non possono più bere e devono sperare negli aiuti “umanitari” (magari sbandierati dalla Cola Cola nella sua confezione) oppure morire di sete. E nello stesso momento la Coca Cola vi offre immagini di famigliole felici che bevono Coca Cola. Bene, sappi che ogni volta che acquisti una Coca Cola hai contribuito a finanziare tutto questo.

  • Ti piace il cioccolato vero? Piace moltissimo anche a me, e come sono buoni i prodotti della Nestlé. Peccato che la Nestlé utilizzi nei propri prodotti il cacao prodotto in regioni del mondo in cui gli operai che lo raccolgono vivono nella miseria più assoluta, sono trattati come schiavi dai loro padroni, e spesso fanno questa vita da piccolissimi, pagati una miseria per portare sulla nostra tavola quei gustosissimi snack a un prezzo di produzione misero. Quando tuo figlio la mattina fa colazione con il Nesquick della Nestlé pensa per un attimo alle decine di bambini che lo hanno raccolto per un prezzo da fame e trattati come schiavi. Pensa che il prezzo del tuo benessere, e di quello di tuo figlio, sono le centinaia di bambini il cui sangue impreziosisce la polverina magica che rende il latte più buono. Vale inoltre, anche nel caso della Nestlé, lo stesso discorso sulle risorse idriche fatto per la Coca Cola.

  • Sei un fumatore? Non sto nemmeno a raccontarti di bambini, uomini, donne, e schiavitù. Vale il discorso fatto per il cacao, con la differenza che fumando ti uccidi pure da solo....

  • Adidas o Nike? Eterna questione, meglio l'una o l'altra? Non preoccuparti, in quanto a lavoro in schiavitù e nessun diritto per i sottoposti sono praticamente alla pari, ti resta da decidere se vuoi il pallone cucito a mano dai bambini del laos che dopo 5 anni hanno perso la vista per produrlo a costo economico zero (ma costo umano elevatissimo ed incalcolabile) oppure se preferisci la nuova scarpa supertecnologica progettata in laboratori all'avanguardia e prodotta in fabbriche che lo stesso Dante faticherebbe a collocare in un singolo girone dell'inferno.

  • Nokia? Motorola? Samsung? Per costruire i nostri amati telefonini sono necessari elementi chimici molto rari, alcuni classificati come terre rare, che si trovano solo in particolari regioni del pianeta. Alcuni di queste regioni sono soggette a forti tensioni fra tribù e fazioni spesso in guerra fra loro. Alcune di queste fazioni si finanziano estraendo dalla miniere questi elementi e vendendoli alle grandi aziende di tecnologia, e per farlo utilizzano bambini spesso strappati alle loro famiglie e usati come schiavi nelle miniere. Ovviamente qualche bambino ci lascia la pelle, ma basta fare un giro nei villaggi per trovarne altri da strappare ai genitori. Questo tipo di produzione ha ovviamente costi irrisori, così alcune aziende preferiscono finanziare i guerriglieri, piuttosto che denunciare la cosa alle nazioni unite e favorire un intervento che ponga fine a tali atrocità. Ma a quel punto il lavoro in miniera andrebbe regolamentato, e quindi sarebbe antieconomico, ed ecco quindi che conviene mantenere lo statu quo. È semplicemente business.....

  • Mc Donalds, come la Coca Cola, strombazza pubblicità umanitarie e propaganda beneficenza nei suoi locali, ma i modi in cui si procura la materia prima per i suoi prodotti sono identici a quelli elencati fino ad ora.

Mi fermo adesso, inutile continuare, immagino avrai capito dove si va a parare. E se è vero che per alcuni prodotti c'è poco da fare (il telefonino è necessario, e se tutte le aziende usano certi sistemi non posso far altro che capitolare), per altri prodotti non è difficile intuire il modo “etico” di agire. Per le sigarette, la Coca Cola, i Mc Donals, la Nestlé, il dilemma etico è di facile soluzione, e non dovremmo certo porci eccessivamente la domanda. Ogni volta che consumi uno dei loro prodotti hai contribuito a premere un certo pulsante, contribuisci a tenere in vita un sistema economico basato sulla schiavitù nascosta ai tuoi occhi con immagini di famigliola felice e carità verso gli infelici. Ma a queste aziende conviene far pubblicità di beneficenza, piuttosto che rendere inutile la beneficenza trattando umanamente e dignitosamente quegli uomini e quei bambini che garantiscono loro un impero economico e commerciale. Sapevi già quanto fosse stupido fumare, o bere Coca Cola, o magiare al Mc Donalds, sapevi già quanto fosse idiota mitizzare un marchio commerciale fino a diventare schiavo di quel marchio, adesso sai che è anche criminale. Adesso che hai finito di leggere non ti rifaccio la domanda, te la rifarai magari fra pochi minuti quando penserai di accendere quella sigaretta, oppure quando stapperai quella lattina di Coca Cola....qualunque sia la tua risposta....adesso conosci il sapore del sangue.

lunedì 19 settembre 2011

Il governo dei “Don Abbondio”: le inutili manovre-beffa. E io pago...

Proprio come Don Abbondio, nei primi capitoli de “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, parlava in latino al giovane e ignorante Renzo per stordirlo e frastornarlo, per fargli credere di star parlando di cose fin troppo grandi per essere capite da un uomo come lui, così i politici da noi eletti ci prendono in giro quotidianamente, usando linguaggi (pseudo-)tecnici, mostrandosi indaffarati nel cercare di lottare per venire fuori dalla crisi che affligge il nostro paese e non solo. Ma cosa stanno facendo realmente per raggiungere questo scopo? Stanno davvero perseguendo i giusti obiettivi, per rilanciare il paese verso periodi di prosperità? A mio parere, ci stanno solamente prendendo per i fondelli. Per capirlo basta appunto analizzare cosa ci dicono giornalmente i nostri cari “Don Abbondio”. Partiamo da ciò che sentiamo ogni giorno alla TV e da cosa leggiamo ogni giorno sulle svariate testate giornalistiche italiane.

Si parla quotidianamente del pareggio di bilancio, ma cos'è il pareggio di bilancio? È davvero così importante perseguirlo, a tal punto da volerlo inserire nella costituzione? È fondamentale per uscire dalla crisi?
Penso che sia qualcosa che tutti sanno, ma è meglio fare chiarezza: raggiungere il pareggio di bilancio non significa estinguere i propri debiti, ne ridurli; raggiungere il pareggio di bilancio significa raggiungere una situazione di stabilità tale per cui le uscite dello stato nell'anno corrente (la c.d. “Spesa Pubblica”) e le entrate (il “Gettito Fiscale”, o per farla semplice ed “errata”, le “Tasse”) siano pressoché uguali e, per loro natura, di segno opposto. Questo porterebbe la Pubblica Amministrazione ad un saldo pari a 0 (Spesa – Tasse) e, di conseguenza, cancellerebbe la necessità di indebitarsi ulteriormente. È un obiettivo nobile e, certamente, importante da perseguire. Arrivati a questo punto è lecito chiedersi cosa succede al debito pubblico nel momento in cui noi siamo in una situazione di pareggio di bilancio? Questo dipende da alcune variabili economiche riferite al Paese in questione. Come tutti ben sanno (o dovrebbero sapere), lo Stato si finanzia emettendo titoli obbligazionari governativi con diversa maturità (scadenza) e tipologia (zero coupon bond, coupon bond, coupon bond con cedole variabili) . Questi titoli vengono piazzati sul mercato dalla Banca d'Italia e, quando vengono acquistati, il denaro entra nelle casse dello Stato. Se il titolo è con rimborso a scadenza (zero coupon bond), raggiunto un periodo definito per contratto (in genere si hanno periodi dai 3 mesi ai 30 anni) la Pubblica Amministrazione dovrà rimborsare il capitale finanziato più un tasso di interesse. Quando il titolo è con cedole (coupon bond), la Pubblica Amministrazione rimborserà in varie scadenze parte del debito, fino ad arrivare all'ultima scadenza dove il debito verrà estinto, naturalmente con il pagamento di un tasso di interesse. Poco importa, comunque, il tipo di titolo, poiché stiamo facendo un ragionamento generico. Ciò che importa è che il costo del denaro per lo Stato, cioè il costo del proprio indebitamento, dipende da un tasso di interesse. Più è alto questo tasso più la Pubblica Amministrazione dovrà pagare per ricevere finanziamenti. Torniamo, però, dove eravamo arrivati: il pareggio di bilancio. In una situazione di pareggio di bilancio si parla di debito/credito esplosivo quando il tasso di interesse a cui ci si è indebitati (di cui parlavamo prima) è maggiore del tasso di crescita dell'economia del Paese in questione (il tasso di crescita del Prodotto Interno Lordo), mentre si tratta di debito/credito convergente quando il tasso di interesse a cui ci si è indebitati è minore del tasso di crescita del Paese in questione. Ciò significa che se il nostro tasso di interesse è minore del tasso di crescita, in una situazione di parità di bilancio il nostro debito tenderà a diminuire ed a “convergere” ad un valore costante; viceversa, se il tasso di interesse è maggiore del tasso di crescita, il debito tenderà ad “esplodere” e, quindi, ingrandirsi a dismisura (tendendo all'infinito) anche in una situazione di parità di bilancio. Vi invito, per il momento, a prendere questa definizione come un dogma in modo da poter continuare la nostra analisi senza andare fuori tema (se qualcuno è particolarmente interessato mi contatti e potrò spiegare nei minimi dettagli il meccanismo). Passiamo adesso all'Italia e ai numeri: pochi giorni fa Confindustria ha ritoccato le stime sulla crescita del PIL del 2011, portandole allo +0,1%, e non si auspicano situazioni migliori per i prossimi anni; se si vanno a guardare invece i tassi di interesse dei BOT (Buoni Ordinari del Tesoro, titoli con pagamento a scadenza) con maturità 10 anni, questi hanno raggiunto un livello del 5,63%. Vi invito a rileggere cosa scritto prima e, notando la differenza abissale tra crescita e tassi di interesse, capire quanto sia drammatica la situazione. Anche se raggiungessimo il pareggio di bilancio, il nostro debito continuerebbe a crescere. Ricordo inoltre che l'Italia deve la bellezza di quasi 2000 miliardi di Euro (non lo scrivo a numeri perché mi confonderei con gli zeri) e che paga ogni anno 75 miliardi di Euro per ripagare (soltanto) gli interessi sul capitale preso a prestito. Per capire la gravità della situazione, si pensi che quando la Telecom, fiore all'occhiello dello Stato italiano, fu privatizzata per far cassa, essa valeva 50 miliardi di Euro, e adesso ne vale molti meno. Tutto ciò serve a dire soltanto che fare una manovra del genere non serve proprio a niente! Stanno cercando di tappare un buco che si riaprirà fra meno di un anno! Oltretutto chi sta pagando la manovra? La sta pagando il ceto medio-basso, e vediamo subito perché.

Il segno più eclatante risiede in una parola sola: IVA. Oggi il governo ha dato il via libera agli aumenti dell'IVA dal 20 al 21%. L'IVA è un'imposta (adesso non posso più chiamarla erroneamente “tassa” poiché si entra nello specifico) che viene “scaricata” completamente sul consumatore finale, quindi per i consumatori è la peggiore imposta (in senso di ritocchi al potere d'acquisto). Vorrei però non fermarmi al guardare al portafoglio, non voglio abbassarmi ai livelli dello scarso e demagogico tanto quanto falso pensiero politico del “io non ho mai messo le mani nelle tasche degli italiani”; vorrei, appunto, fare un semplice ragionamento macroeconomico, alla portata di tutti. Questa manovra ha prodotto pochi, e fatti male, tagli e tante tassazioni tra cui questa, che come detto prima , va ad influire sul potere d'acquisto del consumatore finale. Ciò significa che il consumatore si sente (perché di fatto lo è) più povero, ed è prevedibile un forte calo dei consumi. Un forte calo dei consumi significa per le imprese un calo delle vendite e, quindi, una riduzione degli investimenti sulla produzione futura (poiché se vendono meno, producono meno). Abbiamo già previsto una riduzione di due delle tre macrovariabili fondamentali che, assieme, formano il PIL. Ricordo che stiamo parlando di quello stesso PIL che cresce soltanto dello 0,1%, quel PIL che dovrebbe superare una crescita di circa il 5 % (se ci riferiamo a quei titoli) per far ridurre il nostro debito. E cosa fa il governo? Attua una manovra che farà decrescere ancora il nostro PIL! Tra l'altro quando il PIL decresce, aumenta la disoccupazione (Legge di Okun, secondo la quale Prodotto Interno Lordo e disoccupazione sono inversamente proporzionali): questo è facilmente giustificabile in modo grossolano, ma giustificato anche da analisi più approfondite di altre variabili, dalla riduzione degli investimenti (se produci di meno, necessiti di meno personale).

Questo è soltanto uno dei tanti punti che andrebbero analizzati, potremmo parlare dei tagli dei costi della politica che non sono stati attuati. I costi della politica non sono soltanto ciò che spendiamo per i parlamentari (che è già tantissimo), ma gli sprechi che a partire dal Parlamento raggiungono le Regioni, le Provincie (la quale riduzione si continua a rinviare) e infine i Comuni.
Perché non parlare della finta lotta all'evasione? Fino a qualche settimana fa le testate giornalistiche erano piene di titoli come “evasori in manette”, poiché un evasore sarebbe stato arrestato se la GdF avesse trovato più di 3 milioni di Euro di evasione (da non confondere con 3 milioni di Euro sui quali si è evaso). Ero parecchio scettico su questa misura, poiché ho subito pensato che i grandi evasori sarebbero rimasti tali e non avrebbero pagato, ma il nostro governo non lascia dubbi e ha subito chiarito il tutto: hanno aggiunto una regola secondo la quale, per poter arrestare l'evasore, questo denaro evaso sarebbe dovuto essere almeno il 30% dell'utile dell'impresa in questione. Ed ecco un'altra grande presa per i fondelli, ma d'altronde cosa ci si può aspettare da governi che vanno avanti a scudi fiscali e condoni? Gli evasori sono incentivati ad evadere!!!
Il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, nonché futuro presidente della European Central Bank, ha detto chiaramente che se in Italia tutti pagassero l'IVA (una delle tante imposte evase) come dovrebbero, molto probabilmente il nostro debito rispetterebbe i canoni europei. Vorrei adesso muovere l'attenzione proprio su questo, cosa pensano gli economisti (quelli di un certo livello) di questa manovra?

Vorrei introdurre il discorso guardando indietro, guardando all'inizio di questa lunga crisi che sembrava terminare, ma è stata aggravata dai disordini in Nord Africa e dalla crisi dei debiti sovrani. Nel 2008, dopo lo scoppio della crisi, la Regina d'Inghilterra si recò alla London Business School e disse agli economisti e agli studiosi presenti:

“Why did nobody notice it? If these things were so large, how come everyone missed them? It's awful!” (Perché nessuno se ne è accorto? Se queste cose erano così grosse, perché tutti le hanno trascurate? È orribile).

Oltre alla Regina, molti si sono chiesti e continuano a chiedersi come si sia arrivato a tanto, senza muoversi. Realmente molti lo avevano predetto, ma venivano ignorati, considerati dei pessimisti o qualcosa del genere. Adesso, però, importanti professori universitari (si veda ad esempio il professor Boeri o il professor Deaglio, rispettivamente Università Bocconi e Università di Torino, così come tanti altri) ed alte cariche istituzionali nel mondo dell'economia (come il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia), nonché istituzioni stesse come la European Central Bank, hanno indicato la retta via al governo italiano, che continua per la sua strada noncurante dei consigli e delle direttive di gente di competenza. Ma cosa consigliano queste persone (in veste di dottori in economia o in veste di rappresentanti istituzionali)? Cosa pensano il governo debba fare piuttosto che questa “inutile” manovra?

Innanzitutto, come sottolineato prima per quanto riguarda l'IVA, si dovrebbero evitare tassazioni depressive per l'economia. Questo in ottica di crescita del PIL che, come spiegato prima, significa in ottica di crescita dell'occupazione e ottica di rientro del debito. Non si tratta solo di IVA, quello era solo un esempio eclatante; si tratta soprattutto di tassare i grandi patrimoni, e questo non significa mettere una super-imposta per chi ha redditi alti, perché si devono salvaguardare i redditi da lavoro. Tassare il lavoro è una cosa pericolosa e sbagliata, che deprime molto l'economia e danneggia l'efficienza del lavoro stesso nel Paese. Quando si parla di tassare i patrimoni, si intende di tassare i beni immobili. Una prima buona mossa sarebbe quella di reintrodurre l'ICI sulla prima casa, che il Premier ha pensato bene di sopprimere in ottica “elezioni”. Questi sono, comunque, tanti piccoli esempi che servono a chiarire il concetto. Tassare i patrimoni, non il lavoro. Inoltre servirebbe una lotta all'evasione che mira ai grandi evasori, che non vada a rallentare e a creare attriti negli anelli deboli della catena economica. Non si capisce che senso abbia legare le mani alle piccole imprese, agli operai e ai dipendenti di queste e perseguitarli (letteralmente). Si pensi alle ultime vicende che coinvolgono Equitalia e i problemi creati proprio con chi, detto chiaramente, non ha denaro da evadere. Dare una spinta alle imprese, quindi, alleggerendo il sistema burocratico e gli oneri fiscali e allo stesso tempo cercando di combattere (seriamente, non con metodi da “Don Abbondio”) i grandi evasori.
Analizzare ogni punto di questa manovra, di questa beffa, sarebbe davvero dispendioso in termini di tempo e utilità, e anche noioso, magari, per chi sta leggendo. Concludo, allora, facendo notare che non serve alcuna manovra! Servono delle RIFORME STRUTTURALI che facciano ripartire l'economia del Paese, che ci facciano crescere! Se assieme alle riforme si fanno anche delle manovre per cercare di raggiungere il pareggio di bilancio, per rassicurare i mercati, allora bene. La cosa principale, però, sono riforme per cercare di crescere, di creare occupazione, poiché abbiamo visto che con una crescita buona e dei tassi più bassi si potrebbe ridurre il mostruoso debito pubblico italiano. Parliamo, appunto di mercati e di credibilità della politica. Perché i mercati sono così importanti e perché è importante che il nostro governo sia credibile?

Anche in questo caso farò un discorso generico. Per cominciare i mercati sono importanti perché determinano, oltre al valore delle imprese italiane quotate in borsa, i tassi di interesse dei titoli obbligazionari del governo. Il meccanismo è molto semplice: più gli operatori credono che prestare denaro allo Stato italiano sia rischioso, più alto sarà il tasso di interesse (la remunerazione) che chiederanno a fronte di questo rischio. La percezione del rischio è influenzata dalla valutazione assegnatoci dalle c.d. “sorelle americane del rating” (Standard & Poor's, Moody e Fitch) sia da ciò che fa chi ci governa. È abbastanza chiaro che se chi ci governa è poco credibile, i mercati reagiranno in modo poco elastico a manovre e provvedimenti, poiché gli operatori non si fideranno. Questo significa che, teoricamente, potrai fare tutte le manovre che vuoi, ma se gli operatori di mercato non si fidano, non c'è motivo per cui il tasso di interesse dei titoli emessi debba abbassarsi. C'è da considerare il fatto che tutto ciò si ripercuote sul mercato azionario, dove da un po' le aziende italiane più di quelle straniere perdono terreno, specialmente nel settore bancario. Si deve fare molto attenzione a questo, poiché le banche reggono in piedi la nostra economia, la lubrificano e fanno parte del settore più importante, ma allo stesso tempo più fragile. Le banche italiane sono, a mio parere e non solo, tra le più sane al mondo, grazie anche al buon lavoro fatto negli ultimi anni da Bankitalia e dal Governatore Draghi (in termini di sorveglianza e regolamentazione). Però la situazione in Italia è drastica e i mercati sono appesantiti anche dai timori per le guerre in Nord Africa e per il default greco. Tutto ciò ha portato ad una sotto-capitalizzazione delle nostre banche, che sono praticamente in saldo (nel senso che le loro azioni sono vendute a prezzi davvero "scontati"). Per motivi tecnici che non sto a spiegare (il mio articolo è già parecchio noioso) quanto questo sia qualcosa di gravissimo (si veda la questione del leverage (rischio) delle banche, e si tenga conto delle recenti ricapitalizzazioni bruciate da “giornate nere” in borsa, se qualcuno è interessato può contattarmi privatamente). Sempre tornando al discorso di prima, verrebbe da chiedersi come mai l'Italia ha ottenuto la moneta unica (l'Euro) anche se non rispetta il Trattato di Maastricht (rapporto debito su PIL al 60%, il nostro è al 120%)? L'Italia è entrata a far parte dell'area Euro per due motivazioni: primo, l'Euro senza l'Italia non avrebbe avuto alcun senso, non sarebbe esistito, poiché l'Italia è una potenza troppo grossa per essere esclusa e il mercato interno sarebbe stato poi troppo piccolo; secondo perché un Ministero del Tesoro con ancora credibilità, fece una manovra di privatizzazioni da circa 9000 miliardi di lire (circa 45 miliardi di Euro) e convinse così tanto i mercati da far scendere i tassi di interesse dei titoli del debito governativi a livelli inferiori alla crescita (anche allora bassa). Ecco dove sta l'importanza della credibilità e dei mercati, il governo ha fatto dei sacrifici auspicandosi un benessere migliore in futuro con la moneta unica e l'Italia è entrata nell'Euro perché ci si aspettava un rientro dal debito!!! Oggi la credibilità non c'è, i mercati sprofondano, le piccole-medio imprese chiudono o rinunciano agli utili per non licenziare, la disoccupazione giovanile è a livelli storici. E in tutto ciò cosa fa chi ci governa? Niente, se non lanciare frecciatine all'opposizione. A proposito di opposizione, qualcuno sa dove sono finiti? Mettiamo da parte lo scherzo, la fanno l'opposizione, con la bocca, con le frecciatine. Purtroppo con un altro governo le cose non andrebbero meglio a mio parere. Rimpiango di certo il buon caro Tommaso Padoa Schioppa, d'altronde per affrontare certe crisi ci vuole gente di un certo calibro. Dopo tutto questo, comunque, mi resta ben poco spazio per le opinioni; lasciamo, dunque, riposare in pace i defunti, e speriamo di non vedere morire questa nostra Italia.

Ci sarebbero da analizzare davvero tanti fattori, come altri punti della manovra, la posizione dell'Europa a riguardo, lo spread BTP-BUND (concetto fortemente legato al debito, espresso in modo molto semplicistico dalla mia spiegazione sul tasso di interesse e i mercati), la questione degli euro-bond, il cambio euro/dollaro e come l'Italia potrebbe approfittare di certe situazioni economiche attuali, ma sarà meglio fermarmi qui. Spero di aver reso chiaro ciò che penso, che questa “inutile” manovra serve a poco mentre servirebbero riforme strutturali per la crescita. Vorrei, per concludere, spezzare una lancia a favore del nostro Presidente della Repubblica, che negli ultimi tempi mi ha sorpreso con la sua grinta. Lui può usare solo le parole, ma le sta usando bene e sta cercando di dimostrare all'Europa e al mondo che l'Italia non è Berlusconi. Cerca di indirizzare il governa, ogni tanto tira le orecchie, e risponde alle alte cariche istituzionali europee, come Jean-Claude Trichet, che purtroppo ricevono poche repliche alle loro direttive dai nostri parlamentari. Fa piacere anche il fatto che in Italia non tutti i detentori di patrimoni stiano appoggiando le misure del governo. Un esempio è il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che con la “giusta” responsabilità (non è da tutti nel nostro Paese) cerca di invogliare il governo a tassare patrimoni e immobili, praticamente a tassare lei stessa (mettiamola così, è risaputo non provenga da una famiglia di operai). Guardando al lontano Occidente, Obama ha annunciato oggi una manovra a dir poco storica, dove introdurrà la cosiddetta “Buffet Rule”, tassa proposta da Warren Buffet, uno degli uomini più ricchi del mondo, per tassare i detentori di patrimoni superiori il milione di dollari in modo da spostare risorse verso i ceti medi. Questi, specialmente il caso Buffet, sono dei piccoli spiragli di luce (magari speranza) in questo susseguirsi di eventi negativi che rendono la crisi che stiamo vivendo asfissiante per le nostre economie, specialmente per i ceti medio-bassi.


venerdì 16 settembre 2011

L'infamia di "Via Tito"

Che la coerenza con i propri principi sia un obiettivo difficile da raggiungere è cosa risaputa, semmai è più facile considerarla un ideale verso cui tendere nell'intricato cammino della vita. Capita a tutti di dire qualche bugia allo scopo di difendere le proprie posizioni, in fondo se l'ideale è buono, se il fine è giusto, ogni mezzo è lecito....persino la menzogna. A questa legge non si sottrae la storia, che in fondo è solo quello che resta della vita della gente e delle relative avventure politiche una volta che lo scorrere del tempo ha posto un velo di polvere sui ricordi dei protagonisti.

È probabile che se fossimo vissuti ai tempi di Napoleone, magari in qualche villaggio austriaco, avremmo trovato difficile riconoscerlo come il grande condottiero che mise in ginocchio l'Europa, per noi sarebbe stato il Mostro venuto dalla Francia a conquistare e distruggere la nostra patria. E lo stesso avremmo sicuramente pensato nella Gallia conquistata da Giulio Cesare, se fossimo stati dalla parte dei Galli mai ci saremmo sognati di tributargli quei grandi onori che la storia occidentale gli riconosce. È cosa risaputa che la storia la scrivano i vincitori, che di solito sono poi gli stessi che gli eroi invece li impiccano, così da rendere arduo e spesso impossibile il compito a chi voglia conoscere i fatti così come essi sono accaduti. Noi che viviamo nel terzo millennio troviamo difficile far coincidere con la nostra morale il cantare le gesta di un condottiero capace di sterminare villaggi, uccidendo uomini donne e bambini, al solo scopo di conquistare quella terra. Se oggi un italiano di nome Giulio Cesare andasse in Francia ad uccidere e conquistare l'orrore delle sue gesta lo renderebbe per noi un criminale, non certo un eroe. In fondo abbiamo appeso per i piedi un certo Benito Mussolini per colpe simili a quelle di Giulio Cesare: politica espansionistica e trattamento brutale contro i contestatori ed gli oppositori, senza dimenticare una certa megalomania. Entrambi hanno fatto una brutta fine ma uno è ricordato come un eroe, l'altro come un tiranno.

Non tutti i Cesari del novecento hanno però avuto lo stesso destino di Mussolini, alcuni infatti sono osannati in patria ed anche all'estero come liberatori e grandi statisti. Una delle più grandi vergogne del nostro tempo è la tendenza, bigotta e ipocrita, a trascurare le atrocità commesse da chi difendeva una certa parte politica solamente perché quella parte politica era in fondo la propria. Palma di Montechiaro non si dissocia da questa vergogna continuando ad intitolare una Via al Maresciallo Josip Broz, meglio conosciuto come Tito. La denominazione della via in questione è stata decisa dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 76 del 20/3/1981 con la seguente motivazione: "Via Tito (1892/1980): fu uno dei protagonisti europei della resistenza contro il nazismo, fondatore e presidente per lungo tempo dello stato Jugoslavo, esponente di primo piano della politica internazionale, fondatore del movimento dei non allineati." Eppure sfugge a coloro che diedero la motivazione che il maresciallo Tito è accusato di svariati crimini contro l'umanità. Il nostro Eroe è accusato del massacro di Bleiburg, in cui secondo le stime più ottimistiche i suoi soldati sterminarono dietro suo ordine 50000 militari e 30000 civili che fuggivano dal territorio Jugoslavo, mentre le stime delle autorità slovene fissano il numero dei morti a 250000: Harold Alexander, propose la resa agli slavi in fuga promettendo protezione contro i titini: i militari consegnarono le armi ai britannici pensando di essere trattati da prigionieri di guerra secondo le convenzioni internazionali. Invece, il 15 maggio 1945 il comandante britannico consegnò i fuggiaschi, civili compresi, a Tito il quale ordinò una prima esecuzione: i britannici erano così vicino al luogo del massacro che udirono numerose scariche di mitra.>(NIKOLAI TOLSTOY, “Victims of Yalta”, Hoddon and Stoughton, Londra 1977 ). Il nostro maresciallo è anche il mandante del massacro di Bačka, in cui i suoi soldati sterminarono civili tedeschi ed ungheresi (questa volta le stime oscillano da 40000 a 150000 morti) la cui unica colpa era di essere non etnicamente slavi. Egli ovviamente non disdegnò di trattare col pugno di ferro contestatori ed oppositori politici, in campi di concentramento adeguati e con torture che farebbero apparire storielle per bambini i metodi narrati da Orwell in “1984”.

Basterebbe questo a farci vergognare, come cittadini palmesi, di avere intitolato una strada ad un dei dittatori più spietati del ventesimo secolo. Ma non dobbiamo dimenticare in questa carrellata di orrori la pulizia etnica perpetrata dai soldati Titini, per ordine ovviamente dello stesso Maresciallo, nei confronti degli italiani protagonisti della diaspora dall'Istria e dalla Dalmazia, regioni appartenenti allo Stato Italiano che Tito volle ripulire dagli abitanti italiani per poterle poi rivendicare come territorio slavo al tavolo delle trattative di pace. Pulizia etnica che non si ridusse solo all'espulsione degli italiani da quelle terre, ma che sfociò anche in atti di pura barbarie e malvagità come la sparizione nella notte degli uomini strappati alle mogli ed ai figli, o ai tragici ed orripilanti episodi delle foibe, trascurati per anni dalla storiografia italiana per volere di una certa parte politica. Palma di Montechiaro sopporta quindi la vergogna infamante di onorare la memoria di un tiranno sanguinario intitolandogli una via, dimenticando le sofferenze che l'uomo Tito inflisse a uomini donne e bambini abusando del suo potere di condottiero prima e dittatore poi. E se ancora è tutto sommato comprensibile che 30 anni fa un consiglio comunale a maggioranza di sinistra prese questa decisione, poiché a quel tempo era ancora possibile essere all'oscuro dei crimini del Maresciallo, dovrebbe essere oggi insopportabile la vergogna per coloro i quali infangarono la memoria delle vittime di tali atrocità. E se ancora è comprensibile, ma non per questo non deprecabile, il silenzio di Rosario Gallo, primo cittadino fino a poco più di un anno fa e membro della giunta nel 1981, anno in cui fu intitolata la via al maresciallo Tito, è invece incomprensibile il silenzio dell'attuale amministrazione comunale, che annovera fra le sue fila uomini politici che in passato hanno portato all'attenzione mediatica la questione sulla via incriminata, come il vice sindaco Angelo Cottitto membro, insieme ad altri due consiglieri, del gruppo dei Giovani di Via Cangiamila. È naturale chiedersi perché, dopo un anno di amministrazione, non si sia fatto nulla per risolvere la questione. Certo se l'immobilismo in cui sembra versare l'attuale amministrazione, continuando quella che forse sta diventando una tradizione palmese, arriva persino ad impedire di mettere fine ad una piccola grande vergogna, nonostante i tuoni ed i fulmini gettati sulla questione quando l'attuale amministrazione era all'opposizione, allora forse è meglio non pensare nemmeno a risolvere i problemi ben più gravi e complicati che rendono sempre più difficile voler bene a questa nostra terra.

mercoledì 15 giugno 2011

Informazione è Potere

Che l'uso dell'informazione fosse pilotato e spesso distorto è cosa risaputa. La propaganda esiste da sempre e continuerà ad esistere perché, semplicemente, gli individui tenteranno sempre di mostrare il meglio di sé e nascondere invece i fatti che potrebbero esporli sotto una cattiva luce. A questa legge non sfugge certamente il potere, che anzi ha storicamente affinato l'arte della menzogna e del falso storico come arma di legittimazione. Il grande Orwell nel suo 1984 mostra mirabilmente come sia facile per il potere convincere il popolo di una cosa, e fargli poi cambiare idea il giorno dopo, facendogli dimenticare le realtà del giorno prima. Esattamente così infatti si svolge la vita politica italiana, e non solo, con la lega che nel '94 dava del mafioso a Berlusconi per poi formare una solida asse politica; oppure, per restare agli esempi più recenti, con Bersani che nel 2008 sostiene la privatizzazione dell'acqua ed il nucleare, per poi salire con felina rapidità sul carro dei vincitori referendari. E il referendum recente, che ha visto la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto esprimersi contro la privatizzazione dell'acqua, contro la monetizzazione sull'acqua, contro il nucleare ed infine contro il('il)legittimo impedimento, è la prova di come, a volte, la volontà di dire NO può sconfiggere il potere. Nonostante i continui tentativi del governo di far fallire il referendum, prima posticipandolo, poi modificando la legge nucleare e tentando di convincere gli elettori che il quesito nucleare fosse annullato, arrivando fino alla patetica e umiliante resa finale del: lasciamo liberi di votare secondo coscienza, il popolo si è espresso in modo inequivocabile. E considerando come la pubblicità referendaria sia stata scarsa (per usare un eufemismo) sui media ufficiali, è evidente come il merito di questa straordinaria vittoria popolare sia da assegnare ai promotori e a tutti coloro che hanno creduto in questo referendum negli ultimi due anni. Internet è stato altrettanto fondamentale, garantendo una informazione capillare e permettendo a chiunque di familiarizzare con i quesiti. Sempre internet ha smascherato il 15 giugno il Ministro Renato Brunetta. A seguito di un incontro sull'innovazione una donna del pubblico chiede la parola, il ministro le permette di porre la sua domanda, ma appena la donna si presenta come una esponente della rete dei precari ecco che il ministro ringrazia e si allontana, rifiutandosi di ascoltare la domanda, per poi offendere ed insultare i presenti affermando: “questa è la peggiore Italia”. Ma se ci si fosse fermati a questo saremmo ancora nell'ambito dell'anomala normalità, invece il ministro, essendosi accorto di essere stato sputtanato dal popolo della rete che ha malamente accolto la sua performance dialettica, decide di rispondere con la stessa moneta: pubblicando cioè un video in cui tenta pateticamente di rispondere alle accuse lanciando a sua volta altre accuse al popolo del web e affermando il falso sul fattaccio incriminato. Il ministro ha il coraggio di affermare di aver spiegato che non poteva rispondere alla domanda perché avrebbe richiesto troppo tempo, mentre il video mostra chiaramente come si sia allontanato appena sentita la parola “precari”. In seguito è stato in effetti offeso e chiamato buffone, ma solo dopo aver lui stesso offeso i presenti. Ecco i due video che mostrano l'accaduto (http://www.youtube.com/watch?v=9pFjw72v_lc) e la patetica risposta del ministro (http://tv.libero-news.it/video/100943/Brunetta_rincara_sui_precari___Squadristi_.html). Il popolo del web non l'ha perdonato, e sulla sua pagina facebook fioccano i commenti in cui viene svelato l'inganno e si da al ministro quel che è del ministro...e cioè epiteti vari e simpatici soprannomi che ricordano la sua somiglianza al presidente del consiglio. Ecco come la rete, ancora una volta, mostra i panni sporchi del potere e si dimostra garanzia di informazione precisa e non strumentale. Caro ministro, le vorrei far notare come in un sistema economico che prevede ed incentiva la presenza dei precari non si può fare del precariato una colpa di chi lo subisce. Caro ministro, invece di perdere tempo con video patetici che mostrano solo la sua inadeguatezza, faccia meno il fannullone al pc e vada a lavorare, lasci internet a chi sa davvero usarlo. In fondo...lei continua a perderci la faccia...noi invece le abbiamo appena mostrato come si vince un referendum.

venerdì 10 giugno 2011

Penso dunque Sono.

Santoro lascia la RAI, addio in diretta ieri sera.

Ci tengo a precisare subito che non voglio innalzare nessuna statua in onore del giornalista salernitano , quando i fatti, o farei meglio a dire gli ascolti, parlano da se. Come Annozero altri programmi godono di tale successo ma sono allo stesso tempo poco apprezzati dall’azienda (che paradosso eh?) : Che tempo che fa , Parla con me , Ballarò, Report ; ma visto che ancora non è certa la sorte destinata a questi ultimi parlerò solo di Annozero. Non è mia intenzione però scrivere, direttamente, sulla vicenda “RAI vs Santoro” . La mia riflessione si concentra soprattutto su un punto, ovvero su come questa vicenda possa essere paragonata analogamente , sotto molti aspetti, ad altri eventi che caratterizzano il rapporto Potere – Popolazione nella società odierna.

La Rai ha lasciato andar via un giornalista che , andando in onda solo una volta a settimana in prima serata, ha fatto guadagnare all’azienda, in un solo anno, Quindici Milioni di Euro in pubblicità, consentendo così non solo “investimenti kamikaze” (come la fiction con protagonista l’onorevole/attore Barbarossa o la trasmissione di Sgarbi, due grandi flop senza precedenti) , ma permettendo alla stessa società di conservarsi (Al di la delle ideologie politiche , dati alla mano , si deve ammettere che questo è oggettivamente vero) . Andiamo ora all’analogia : “Forti personalità che vanno via” , questa dove l’ho già sentita? Forse suona male esposta in questo modo perché la questione è comunemente riassunta dall’espressione CERVELLI IN FUGA, ma questo è solo uno dei tanti esempi.

La RAI si è preoccupata più di fare il volere del “signore” piuttosto che curare i propri interessi, che poi sarebbero anche i nostri visto che si tratta di informazione pubblica pagata dal nostro canone . Gli interessi di chi è al potere piuttosto che quelli della comunità: non è forse quello che fa il nostro governo giorno per giorno?

Il settore trainante dell’economia moderna è il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT : Information and Communication Technologies). Il commercio elettronico , che riguarda non solo la possibilità di acquistare e vendere on line , ma riguarda anche le transizioni fra imprese , negli anni precedenti è aumentato dell’80 % annuo. Al centro dell’economia, oggi, non vi è più la produzione di beni materiali, ma produzione di informazioni che possono essere trasmesse, immagazzinate e sviluppate. Al centro di questa economia una posizione fondamentale assume la conoscenza, diventata la principale fonte produttiva . Promuovere la ricerca, quindi, vuol dire sollecitare il processo produttivo. Ma sul campo innovativo della ricerca , in Italia, sono più i tagli che gli investimenti. Mentre per quanto riguarda la conoscenza, basta guardare la fine che stanno facendo le nostre scuole per rendersi conto di quanta importanza le nostre istituzioni riconoscono alla cultura.

Quando ci renderemo conto che in certi settori c’è poco da essere di destra, di sinistra o di centro?

In ogni campo invece c’è chi si fa portavoce di chissà quali principi e chissà quali ideali e spinge la massa a farsene sostenitrice. Marx definiva la società “comitato d’affari della borghesia” , una società dove un gruppo di individui ( i potenti, gli oppressori ) indirizzava le attività del resto della collettività al raggiungimento di un bene che avrebbe fatto gli interessi della classe dominante. Questa facendo credere alla comunità che il fine da raggiungere era un fine comune , in realtà, non faceva altro che proteggere interessi personali . La società cosi' finiva per essere la risultante di un lungo processo storico che divideva gli individui in due classi opposte tra loro: gli oppressi e gli oppressori.

Credo proprio che la situazione da allora non sia cambiata.

Vari sono stati gli argomenti trattati , ma una è la mia riflessione, il filo conduttore di tutto : Poche sono le occasioni in cui noi possiamo sentirci veramente liberi di scegliere, e altrettanto poche sono le possibilità di realizzare noi stessi in un mondo dove i “liberi servi” si fanno strada lasciando indietro gli uomini liberi. Nella maggior parte dei casi siamo pilotati da scelte prese “dall’alto” , c’è chi decide al posto nostro anche sui programmi televisivi che dobbiamo vedere . Le nostre idee, le nostre opinioni non contano nulla, almeno fino a quando rimangono tali.

L’opinione , le idee devono trasformarsi in fatti. Le idee devono svilupparsi e per poterlo fare hanno bisogno di azioni concrete.

Basta prendere delle decisioni, assumere delle posizioni, pensare con la propria testa, come ha fatto Santoro, ma a volte basta davvero poco. Basta, ad esempio , prendere il telecomando e cambiare canale o spegnere la tv e non accontentarsi di quello che passa il convento!

sabato 28 maggio 2011

Si scrive Referendum, si legge Libertà

Vi sono dei momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre. (Oriana Fallaci)


Sono un animale deluso, ingabbiato dai falsi miti di una società che ci autoimponiamo, messo alla sbarra dai segreti di pulcinella che tutti conoscono e tutti ignorano, reso schiavo, come tutti voi che state leggendo, dalla nostra stessa autoindulgenza del “si ma io non posso fare niente”. Eppure ci sono momenti nella vita in cui ti rendi conto che non puoi lasciare tutto al destino, cioè agli altri. Si perché il destino non è altro che la scusa degli incapaci, il destino è la scusa di coloro che non sono stati in grado, o non hanno voluto essere in grado, di intervenire nelle forze che determinano la storia, e quindi quel racconto continuo e intrecciato che rappresenta la nostra vita.

Diceva Seneca che la fortuna non esiste, esiste semmai il momento in cui il talento incontra l'occasione. Ed il talento, lo insegna quel fenomeno di giovinezza in età geriatrica che risponde al nome di Filippo Inzaghi, è spesso la capacità di cogliere l'occasione e gettarsi su di essa mordendo e graffiando...pur di non lasciarsela sfuggire dalle mani. La differenza fra chi guida il proprio destino e chi invece ne è guidato è spesso la capacità di scegliere il momento migliore per fare quell'azione piccola, piccolissima, che in un qualsiasi altro momento non porterebbe a nulla...ma che in questo caso particolare è in grado di scatenare l'effetto domino e dare il via a quell'insieme di eventi all'apparenza casuali ma invece perfettamente causali che faranno poi in ultima analisi la storia.

Non è questa la sede per discutere di come noi tutti ci siamo già fatti fregare, sarebbe una dissertazione troppo lunga ed in ogni caso ci sono persone che sono in grado si spiegare la realtà molto meglio di me (http://www.paolobarnard.info/index2.htm). Quello che voglio fare in questo intervento è spiegare perché è importante in primo luogo partecipare in grande numero ad un generico referendum, e poi perché è così importante partecipare a questo in particolare.

La democrazia rappresentativa si basa sul principio per il quale coloro che devono svolgere le funzioni di legiferazione e di governo devono essere scelti da tutta la comunità che dovranno rappresentare. Questo è un sistema imperfetto ma è tuttavia forse il migliore possibile, poiché se proprio qualcuno deve occupare un ruolo di potere sullo Stato, e quindi sulla comunità, è giusto che sia scelto da chi compone la comunità. Oggi questo sistema è stato impoverito, o più precisamente cancellato, da una legge elettorale che non permette di scegliere i propri rappresentanti, ma consente solo di approvare una lista predefinita da coloro che già detengono questo potere e che, potendo in definitiva scegliere chi potrà essere eletto, sono in grado di conservarlo indefinitamente per mancanza di alternativa. Il referendum è l'unica occasione di vera e diretta democrazia, è l'unica occasione in cui il cittadino può direttamente e senza intermediari esprimere la propria opinione esplicita su una determinata questione. Ed acquista evidentemente una valenza ancora più esplicita nel momento in cui la classe politica e dirigente non ha più nessuna responsabilità nei confronti dei suoi elettori, come nel caso italiano, tanto da potersi permettere di “fottere” i cittadini senza dover nemmeno nascondere il corpo del reato. Per chi avesse dei dubbi basta riflettere su come il governo italiano, il minuscolo è voluto, abbia tentato e stia tentando in tutti i modi di rendere vana la consultazione referendaria ponendo ostacoli di tutti i tipi all'esercizio della democrazia. Cominciando dalla scelta palesemente assurda, antidemocratica ed antieconomica di fissare due date distinte per le elzeioni amministrative e per la consultazione referendaria, fino al tentativo estremo di una moratoria, spacciata per cancellazione, sul progetto nucleare, passando per il totale silenzio sulle reti Rai fino a fine maggio e il fantozziano tentativo di convincere gli elettori che il cancellamento (in realtà moratoria) del progetto nucleare avesse fatto decadere il quesito referendario. Togliamoci subito ogni dubbio, il governo non ha cancellato il nucleare, lo ha momentaneamente fermato, questo quindi non toglie valenza al referendum popolare.

Cominciamo dall'inizio quindi, e buttiamo subito via quel che puzza. Il quarto quesito referendario riguarda il legittimo impedimento, e cioè la norma che consente al Presidente del Consiglio dei Ministri ed agli stessi Ministri che permette loro di usufruire della possibilità di non presentarsi in sede giudiziara per i processi a loro carico e di rinviare quindi il processo. In un paese civile (mai espressione fu più abusata e contemporaneamente azzeccata) una legge simile non si discuterebbe nemmeno, ma in un paese in cui non basta nemmeno una condanna per dimettersi da incarichi parlamentari o governativi è evidente che questo eventuale scudo serve esclusivamente a difendere la “presentabilità” e la “rispettabilità” del politicante di turno. Se pensiamo ai tentativi di leggi in materia come ad esempio il divieto ai giornali di pubblicare atti e informazione in merito ad indagini e processi in corso è ancora più evidente il pericolo verso il quale si incorre. Se il cittadino non può essere informato sui processi riguardanti un Ministro fino a quando il processo non è concluso, e se il processo non può svolgersi fino a quando il Ministro occupa la sua carica, cosa impedisce al Ministro di occupare indefinitamente la sua carica senza che si scopra se è effettivamente colpevole o meno? E in che modo il cittadino può decidere realmente se votare o no per lui non potendo conoscere la verità sul processo? Io ho fatto la domanda...la risposta è fin troppo banale.

Il primo passo per la dittatura, che sia essa formale o semplicemente di fatto, è lasciare il popolo crogiolante nella propria ignoranza..........


Proteggimi dal sapere quel che non ho bisogno di sapere. Proteggimi anche dal sapere che bisognerebbe sapere cose che non so. Proteggimi dal sapere che ho deciso di non sapere le cose che ho deciso di non sapere. Amen”.
Ecco qua. In ogno caso, è la stessa preghiera che reciti in silenzio dentro di te, per cui tanto vale dirla apertamente.
(Douglas N. Adams
Praticamente Innocuo)



Il terzo quesito riguarda la scelta sull'energia nucleare. Paradossale in Italia, dove potremmo usufruire enormemente di energia eolica e solare, pensare a risolvere la dipendenza dall'estero per il petrolio con una dipendenza alternativa sempre dall'estero per l'uranio. Il rischio di incidente nucleare è basso, enormemente basso, ma non nullo! E nel momento in cui l'incidente si verifica non c'è ritorno, non c'è soluzione, esiste solo la morte e la devastazione. Questo restando nella sfera dalla casualità, perché chiunque dotato di buon senso riconoscerebbe che una centrale nucleare è un obiettivo sensibile anche per scopi terroristici, con conseguenze che lascio all'immaginazione del lettore. Le fonti rinnovabili, il famoso WWS (Wind Water Sun) permettono invece una diversificazione delle risorse ed una copertura assoluta dal rischio di incidenti, guasti ed attacchi terroristici. Prescindendo dalla catastrofe, un qualunque guasto in una singola centrale che produce molta energia rende non funzionante la centrale, bloccando tutta la produzione, mentre invece se si guasta una pala eolica o un pannello solare gli altri continuano a fare il loro lavoro. Diversificare le fonti, renderle meno pericolose e più agili è una scelta sensata sia perché ci libera dalla Spada di Damocle, sia perché ci consente di gestire in modo più agile e liquido l'energia.

Ed eccoci arrivati ai primi due quesiti, in merito alla privatizzazione dell'acqua. Tecnicamente parlare di privatizzazione non è esatto, in quanto l'acqua rimane un bene pubblico, ma viene affidata la sua gestione ai privati. Ma seppur formalmente scorretto il termine privatizzazione è nei contenuti sensato e realistico, poiché qualunque servizio o bene affidato esclusivamente ad una persona o ad una compagnia non è più direttamente disponibile per la collettività che se ne è privata. Queste sono questioni sulle quali un giurista potrebbe sempre dimostrarvi che avete torto, ma andando oltre le parole e al cuore della questione affidare obbligatoriamente alle compagnie private un qualunque servizio in precedenza pubblico significa svendere i beni dello stato e quindi della collettività. Pensiamo a quello che succede ai paesi del terzo mondo, spesso paesi ricchi di risorse naturali e dall'enorme potenziale economico. Per ottenere gli aiuti economici necessari sono obbligati dagli organismi internazionali, in pirmis il fondo monetario internazionale, a liberalizzare i servizi e svendere le proprietà dello stato. Questo ufficialmente viene richiesto allo scopo di ridurre le spese dello stato, ma a lungo andare causa un impoverimento, poiché questi servizi finiscono per essere affidati ai privati che ovviamente li gestiscono esclusivamente a scopo di profitto. Sembra un problema di poco conto, in fondo l'importante è che il servizio sia garantito, ma in realtà è un problema gigantesco poiché un servizio che potrebbe essere garantito dallo stato a semplice costo di mantenimento o di produzione deve, se gestito dai privati, garantire non solo un plusvalore, e cioè un guadagno rispetto al suo costo intrinseco, ma questo plusvalore deve anche essere competitivo, cioè maggiore di quello che la compagnia potrebbe garantirsi con un'altra qualunque attività. Affidare un bene fondamentale come l'acqua (ma vale lo stesso per l'istruzione, vedi progetto di privatizzazione delle università; la sanità, vedi evoluzione degli ospedali in aziende ospedaliere) significa implicitamente aumentarne i costi e trasformare un diritto in una merce. Se le grandi multinazionali, non certo famose per anteporre il bene della collettività al profitto, si fiondano come sciacalli sui resti delle proprietà collettive sorge spontanea la curiosa domanda: “non sarebbe più saggio lasciare allo stato un servizio tanto remunerativo?” Se i profitti sono tali da garantire un guadagno così cospicuo è giusto che sia la collettività a trarne vantaggio, e non quattro affaristi senza scrupoli. Non bisogna inoltre dimenticare che affidare sempre più beni alla gestione privata significa svuotare lo Stato della sua funzione, esso infatti è sovrano nella misura in cui ha il controllo delle risorse e dei servizi sul proprio territorio. Una società in cui un privato o un gruppo di privati possiedono abbastanza risorse, e quindi potere, per ricattare con un semplice spostamento di capitali un intero continente (basta pensare alla crisi finanziaria asiatica alla fine degli anni novanta) non è semplicemente ricattabile, è schiava del potere economico...e quindi non è più democratica. Il diritto di voto è carta straccia se il privato ha sufficiente potere economico e finanziario per distruggere l'economia di un intero paese. Affidando al capitale privato anche la gestione dell'acqua non facciamo altro che stringere ancora di più il cappio che tutti noi portiamo al collo.


L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa”. Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917


Ecco perché questo referendum è così importante, perché serve a mostrare che noi, come collettività, possediamo ancora un minimo di orgoglio e di spirito di libertà. Non esiste possibilità di considerarci veramente liberi, se faremo fallire questo referendum. Poiché non esiste uomo più schiavo di colui che rinforza da sé le sue catene.


Chi su questa terra pensa di poter affermare la verità usa l'amore, la passione, ma anche il terrore se riconosce negli altri dei nemici irriducibili. Mi chiedo in quali situazioni si possa sostenere che non ci sia più spazio per la tolleranza e che la violenza è giusta perché serve per imporre la verità. Credo che non si debba rinunciare ne alla tolleranza ne alla intransigenza: è un paradosso che deve vivere con noi. (Pasquale Barranca)


Io non credo di possedere la Verità, ma.......le verità che vi ho esposto in questo intervento sono tragicamente banali....e solo uno schiavo può ignorarle...sono le scelte che facciamo...che dicono ciò che siamo veramente...molto più che le nostre capacità......

….........è il momento di scegliere quello che siamo......


LiberaMente Libero,

il vostro filosofo di merda!