Tempi di comizi , di slogan politici, di trovate elettorali
che hanno dell’incredibile , di città tappezzate da manifesti elettorali
abusivi , ovunque , a Palermo e altrove. A volte , più che campagne elettorali sembrano stupide
campagne pubblicitarie che hanno come obiettivo la vendita di un candidato,
anche se , visto i tempi, potremmo dire l’obiettivo è “l’acquisto di un voto”.
I programmi elettorali, nella stragrande maggioranza dei casi , non vengono
nemmeno considerati, ci si basa su voci, titoli di giornali e luoghi comuni.
Ora, partendo dal presupposto che un politico è consapevole
che l’esercizio delle sue mansioni implicherà anche attività volte a farsi
eleggere o rieleggere, quello che manca, a questo punto, è la consapevolezza
dell’elettore (niente di nuovo). Spesso, mi è capitato di assistere a
situazioni dove intere famiglie votano un candidato , che siano elezioni locali
o regionali, sulla base di un favore che quest’ultimo ha fatto a loro, anche
solo ad un membro della famiglia . “Votiamo lui, ha fatto entrare Tizio a
lavorare con Caio” , così cugini, zie,
madri, padri, mogli, sorelle e fratelli, anche le nonne se sono ancora in grado
di camminare , votano. Il sistema è facile da capire, prima di tutto perché è
il classico esempio di voto di scambio di cui tanto si sente parlare, secondo perché ormai, ammettiamolo,
tutto questo fa parte della nostra cultura . E’ qualcosa che in molti accettano
e che in pochi criticano perché a volte si resta spiazzati dalle risposte : “
E’ normale” dicono “sono sempre andate
così le cose … dare per dare almeno lo do a qualcuno che conosco”. Per non
parlare degli abili ruffiani che sempre alla ricerca di elettori spaesati
affermano fieri “te lo dico io a chi devi votare”, se provi a chiedere loro il
perché di questa loro spasmodica campagna a favore di questo o quel candidato ,
loro , prontamente ti rispondono “Nella vita non si sa mai, posso sempre avere
bisogno”.
Altrettanto comuni sono per di più le lamentele , sulla
crescita che non c’è, sul lavoro che manca, sul nepotismo, il futuro negato ai
giovani e le raccomandazioni, ripudiate da tutti ma volute, a volte, dagli
stessi che dicono a voce alta “mi fanno schifo”.
Continuo sempre di più a pensare
che è vero che ogni popolo ha il governo che si merita. Quando ritieni che un “buon politico” sia
colui che promette un posto di lavoro a tuo figlio, distruggendo così il libro
mercato, la sana concorrenza e il talento, non puoi lamentarti che le cose
vanno vale, perché sei stato tu a volerlo, non i politici, non il sindaco del
tuo paese, ma tu. Loro, i politici, ai quali fa sempre comodo dare la colpa,
stanno facendo solo il loro gioco . Un favore = riconoscimento a vita di tutti
i membri della famiglia = voti. Scelte
consapevoli e zero favoritismi non portano a niente, non portano voti, e
obbligherebbero i candidati a concentrarsi davvero sul programma politico. Ma
non indigniamoci più di tanto, perché siamo noi che glielo permettiamo. Per questo motivo , un’altra idea che continuo
a sostenere è che la prima rivoluzione che tutti dovremmo desiderare è una rivoluzione
culturale . E’ consapevolezza, voglia di miglioramento, essere coscienti che il
clientelismo non porta da nessuna parte. Prima di distruggere le vetrine e dare
fuoco alle macchine dovremmo incazzarci con noi stessi, con le sciocche
convinzioni e le stupide credenze. Prima di tutto dobbiamo cambiare noi, il
nostro modo di pensare e solo allora potremo puntare il dito, solo allora
potremo pretendere che le cose migliorino, solo così si potrà parlare.
Quando arrivi a pensare che
l’Italia fa schifo, che le cose non cambieranno mai, che è stato e sempre sarà
così, forse è perché quello a non crescere sei tu, e non il tuo paese.
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