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domenica 15 maggio 2011

L'Italia cresce lentamente dopo la crisi? Chi non se lo aspettava?

In questi anni si è parlato tanto di crisi economica e finanziaria. Tutte le testate giornalistiche economiche ci informano del fatto che si sta tentando di "uscire dalla crisi" (obiettivo difficile da raggiungere a causa delle attuali politiche monetarie e dello shock petrolifero in atto). Difficilmente si riesce a dare una data di inizio ad una crisi di questo tipo poiché è una crisi, prima che finanziaria, economica e sociale. Ma si può dare una data allo scoppio effettivo di questa, all'inizio del caos, cioè il 15 settembre del 2008, quando la famosa banca d'affari Lehman Brother annunciò la bancarotta, provocando la confusione più totale e il panico nei mercati finanziari. Ma come si fa a capire se stiamo "uscendo" dalla crisi? Il primo indice macroeconomico osservato è il prodotto interno lordo, cioè la produzione di un Paese. Questo è un indice parecchio "rozzo" e criticabile, ma è ancora adottato per le prime analisi. In questi giorni le testate giornalistiche hanno allarmato gli italiani: l'Europa cresce (trainata dalla Germania), l'Italia meno. Ma viene da porsi una domanda: è, questa, una sorpresa?
Seguono due grafici rappresentanti la produzione industriale dei maggiori paesi dell'area Euro fino al 2008 (il primo) e dopo il 2008 (il secondo). Analizziamo quindi le prime conseguenze, in termini di produzione, della recente crisi:


Si denotano subito due fattori. Il primo è che fino al 2008, quando l'economia mondiale cresceva abbastanza bene e costantemente (trainata dalla crescita senza risparmio degli USA, una delle maggiori cause della crisi stessa), l'Italia rimaneva indietro rispetto alle altre nazioni Europee. Il secondo fattore si deduce dal secondo grafico: quando tutto è crollato, l'Italia ha subito la crisi meno delle altre nazioni. Tutte le produzioni sono cadute in picchiata ma, come si nota nei grafici, le produzioni francese e spagnola sono scese al di sotto di quella italiana, e in modo più brusco (se si osserva bene, la produzione dello stivale ha iniziato la sua picchiata dopo quella degli altri Stati). In parole povere l'Italia ha un tetto che non riesce a superare nei periodi buoni e un cuscino che ammortizza la caduta quando tutto va male (sempre economicamente parlando). Si possono trovare tante giustificazioni a questa caratteristica strutturale del c.d. "Bel Paese": poche banche miste (molte non sono banche d'investimento), banche con un leverage (rischio) basso rispetto agli altri Stati (specie gli USA), minore propensione al consumo (di conseguenza maggiore propensione al risparmio), minore partecipazione finanziaria dei piccoli risparmiatori (specie per quanto riguarda il mercato borsistico) e conseguente minore legame tra economia reale e finanziaria, caratteri sociali (piccolo esempio: per la società statunitense l'avere dei debiti identifica un individuo come una persona intraprendente, mentre il debito nelle società europee, specie quella italiana è visto come una cosa negativa) e tanti altri. Non si deve però trascurare una fattore molto importante: in Italia c'è un altissimo tasso di economia sommersa (evasione fiscale, "lavoro a nero") e criminale (attività illegali). Tutti gli altri fattori potrebbero essere delle giustificazioni parziali e riguardano il fatto che l'Italia resiste meglio alla crisi. Ci sono altrettanti fattori riguardanti il fatto che l'Italia cresce meno, ma non c'è dubbio che l'alto tasso della c.d. Economia Sommersa sia significativo e da considerare come fattore fondamentale nell'analisi di misure macroeconomiche come il pil. In parole povere: quando si cresce gran parte dei guadagni sono, appunto, "sommersi" (tramite evasione fiscale e riciclaggio) e rallentano la risalita del pil; quando crolla la produzione l'Italia resiste meglio e attutisce i colpi poiché non viene contabilizzata la perdita di investimenti e guadagni "sommersi". Questa "caratteristica" del "Bel Paese" è una delle poche che giustifica entrambi i fenomeni. Per questo motivo cari italiani, cari giornalisti, non stupitevi se "resistiamo" alla crisi e se "usciamo" da questa con affanno: gli italiani vanno oltre le misure e gli indici macroeconomici!!! La guerra alla criminalità e all'evasione è dura e difficile, ma deve continuare ad essere una priorità per il Paese; in questo modo se qualcuno in parlamento decidesse un giorno di rimboccarsi le maniche, osserverebbe dati più realistici, facendo migliori pronostici ed attuando migliori politiche.

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